Il 730/2019 entra nel suo periodo più caldo e delicato, quello dove contribuenti e operatori fiscali tirano le somme sui dichiarativi inerenti al 2018. È bene quindi fissare i passaggi-chiave che segneranno quest’ultimo mese di campagna fiscale.

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Mancano solo pochi giorni alla scadenza finale!

730 2019, ecco le tappe intermedie della volta verso il 23 Luglio 2019

Il 1° luglio è la prima delle tappe intermedie che segnano la lunga volata da adesso al 23 luglio.

Entro il 1° luglio infatti (scadenza che slitta dal 29 giugno perché il 29 cade di sabato) il CAF rilascerà la copia definitiva del modello e del relativo prospetto di liquidazione (730-3), vale a dire il prospetto ultimativo della dichiarazione sul quale viene riportato l’esito di credito o debito, ai contribuenti che hanno presentato il 730 entro il 22 giugno.

Idem l’8 luglio, seconda tappa intermedia. Entro questa data (anch’essa prorogata perché il 7 luglio cade di domenica) a ricevere la copia dei 730 e dei relativi prospetti di liquidazione saranno invece i contribuenti titolari delle dichiarazioni presentate dal 23 al 30 giugno.

Dopodiché, appunto, si andrà avanti spediti fino al 23 luglio, data ultima di scadenza per la presentazione al CAF del 730.

Per “presentazione” intendiamo ovviamente la consegna dei documenti e delle fatture sulla base dei quali sarà poi il CAF a elaborare il modello.

È chiaro che essendo il 23 luglio non solo l’ultima data disponibile per la consegna del 730 al CAF da parte del contribuente, ma anche la data ultima per l’invio telematico del 730 da parte del CAF all’Agenzia delle Entrate, i contribuenti che dovessero spingersi fino a quel giorno, consegneranno tutti i documenti all’intermediario, il quale, il giorno stesso, elaborerà il modello, lo spedirà all’amministrazione e ne consegnerà copia al contribuente.

 

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Che documentazione serve per detrarre i dispositivi medici nel 730?

“Bella domanda” viene da dire, visto che il dubbio è uno dei più ricorrenti quando si tratta di prepararsi per andare al CAF. In realtà molte domande vengono poste anche sul “prima”, cioè sulla possibilità che c’è a monte di detrarre o meno un certo acquisto, a prescindere dalla documentazione di cui si è in possesso.

Esempi banalissimi di dispositivi medici – in effetti detraibili – ma sui quali le persone tendono spesso a chiedere informazioni, sono gli occhiali da vista, l’apparecchio aerosol o il materasso ortopedico.

Ma ad ogni modo, al di là del singolo esempio, la difficoltà nasce forse dal fatto che paradossalmente, sebbene da un lato vi sia una produzione fin troppo zelante di normativa più volte soffermatasi sul piano della definizione tecnica di “dispositivo medico”, dall’altro non esiste, per stessa ammissione dell’Agenzia delle Entrate, un elenco davvero esaustivo dei dispositivi medici passibili di detrazione.

Le definizioni di “dispositivo medico detraibile”

Come informa l’Agenzia nella guida al Modello 730, la fonte cui poter fare riferimento è la Circolare n. 20/E del 2011 alla quale è stato appunto allegato lo stesso elenco fornito dal Ministero della Salute, ma “non esaustivo”, dei dispositivi medici e medico-diagnostici più comuni (in ogni caso – per risparmiarvi la fatica – possiamo anche riportarvelo fedelmente più avanti).

Sul fronte della definizione, come accennavamo, i riferimenti abbondano. Vi sono almeno tre decreti di settore dai quali poter attingere (507 del 1992, 46 del 1997, 332 del 2000).

Le definizioni, in buona parte, tendono a ripetersi. Una su tutte che potremmo segnalare è quella del DL 507/92 secondo la quale è dispositivo medico “un qualunque strumento, apparecchio, apparecchiatura, sostanza od altro articolo usato da solo o in combinazione, compresi gli accessori e i software che intervengono nel buon funzionamento dello stesso, destinato dal fabbricante ad essere impiegato sull’uomo ai fini di diagnosi, prevenzione, controllo, trattamento o attenuazione di malattie o lesioni ovvero ai fini di studio, sostituzione o modifica dell’anatomia oppure di un processo fisiologico, ovvero ai fini del controllo del concepimento il quale non eserciti l’azione principale, cui è destinato, con mezzi farmacologici, chimici o immunologici né mediante processo metabolico, ma la cui funzione possa essere coadiuvata da tali mezzi”.

L’elenco, invece, dei dispositivi cui facevamo riferimento è in buona sostanza questo:

  • Lenti oftalmiche correttive dei difetti visivi
  • Montature per lenti correttive dei difetti visivi
  • Occhiali premontati per presbiopia
  • Apparecchi acustici
  • Cerotti, bende, garze e medicazioni avanzate
  • Siringhe
  • Termometri
  • Apparecchio per aerosol
  • Apparecchi per la misurazione della pressione arteriosa
  • Penna pungidito e lancette per il prelievo di sangue capillare ai fini della misurazione della glicemia
  • Pannoloni per incontinenza
  • Prodotti ortopedici (ad es. tutori, ginocchiere, cavigliere, stampelle e ausili per la deambulazione in generale ecc.)
  • Ausili per disabili (ad es. cateteri, sacche per urine, padelle ecc..)
  • Lenti a contatto
  • Soluzioni per lenti a contatto
  • Prodotti per dentiere (ad es. creme adesive, compresse disinfettanti ecc.)
  • Materassi ortopedici e materassi antidecubito
  • Contenitori campioni (urine, feci)
  • Test di gravidanza
  • Test di ovulazione
  • Test menopausa
  • Strisce/Strumenti per la determinazione del glucosio
  • Strisce/Strumenti per la determinazione del colesterolo totale, HDL e LDL
  • Strisce/Strumenti per la determinazione dei trigliceridi
  • Test auto-diagnostici per le intolleranze alimentari
  • Test autodiagnosi prostata PSA
  • Test autodiagnosi per la determinazione del tempo di protrombina (INR)
  • Test per la rilevazione di sangue occulto nelle feci
  • Test autodiagnosi per la celiachia

Dispositivo medico detraibile, ecco come comportarsi da un punto di vista fiscale

Preoccupiamoci adesso di chiarire l’aspetto davvero determinante ai fini fiscali: la documentazione che occorrerà esibire.

Partiamo subito col dire che la prescrizione medica non serve (anche se per le parrucche è prevista un’eccezione per dimostrare che l’acquisto è volto “a sopperire un danno estetico conseguente ad una patologia e rappresenta il supporto in una condizione di grave disagio psicologico nelle relazioni di vita quotidiana”).

Il vero ABC parte come sempre dallo scontrino o dalla fattura certificante l’acquisto. In tal senso il primo “comandamento” messo in rilievo dall’amministrazione finanziaria stabilisce che “per fruire della detrazione è necessario che dalla certificazione fiscale (scontrino fiscale o fattura) risulti chiaramente la descrizione del prodotto acquistato e il soggetto che sostiene la spesa. Pertanto, non possono essere considerati validi i documenti (scontrino fiscale o fattura) che riportino semplicemente l’indicazione dispositivo medico”.

Il secondo aspetto determinante è la famosa marcatura CE. Va comunque premesso che “la natura del prodotto come dispositivo medico o protesi può essere identificata anche mediante le codifiche utilizzate ai fini della trasmissione dei dati al sistema tessera sanitaria quali: AD (spese relative all’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE) o PI (spesa protesica)”, quest’ultimo riferito, ad esempio, alle protesi dentarie o ai banalissimi occhiali da vista.

Quindi, in pratica, se il documento di spesa riporta il codice AD o PI, ai fini della detrazione non è necessario che sia riportata anche la marcatura CE o la conformità alle direttive europee.

Se viceversa il documento di spesa non riporta il codice AD o PI:

  1. per i dispositivi compresi nell’elenco che abbiamo riportato è sufficiente conservare la sola documentazione dalla quale risulti che il prodotto acquistato ha la marcatura CE;
  2. per i dispositivi non compresi nell’elenco occorre invece che il dispositivo stesso riporti, oltre alla marcatura CE, anche la conformità alle direttive europee, ma in questo si è di fatto agevolati direttamente dal venditore, che oltre a riportare sullo scontrino/fattura la dicitura “prodotto con marcatura CE”, vi indicherà, se necessario, anche il riferimento alla direttiva comunitaria.

Ai fini della detrazione sui lavori di ristrutturazione che implicano risparmio energetico, l’obbligo della comunicazione ENEA c’è ma non si sente.

Strano a dirsi, eppure l’impasse sta causando non pochi dubbi a livello regolamentare. Fortuna che l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sull’argomento osservando che l’adempimento, in teoria obbligatorio, non comporta comunque delle ripercussioni a livello pratico.

La detrazione, quindi, non verrebbe meno in caso di trasmissione tardiva, o addirittura omessa, della comunicazione contenente i dati di efficientamento energetico acquisiti post-intervento. L’obbligo, quindi, per il momento, resta sostanzialmente su carta.

 

Detrazioni Enea: la risposta dell’Agenzia nel dettaglio

L’Agenzia infatti, nella Risoluzione n. 46/E dello scorso 18 aprile, dice chiaramente che la trasmissione dell’avviso ENEA, “seppure obbligatoria per il contribuente, non determina, qualora non effettuata, la perdita del diritto alla predetta detrazione atteso che non è prevista alcuna sanzione nel caso non si provveda a tale adempimento”.

Per l’esattezza l’Agenzia non fa altro che uniformarsi a una precedente nota del Ministero dello sviluppo economico (la n. 3797/2019), condividendo in sostanza l’impossibilità di negare la detrazione al contribuente che non trasmetta, o la trasmetta in ritardo, la comunicazione ENEA coi dati relativi all’efficientamento energetico, appunto perché è la legge stessa a essere carente sotto questo aspetto, non prevedendo sanzioni sull’omesso o sul tardivo invio.

Come ricorda l’Agenzia, è stata la Legge di Bilancio 2018 a introdurre per gli interventi di ristrutturazione edilizia premiati col bonus del 50% l’obbligo di comunicazione all’ENEA, da sempre in vigore ai fini del bonus fiscale 65% sulla riqualificazione energetica, qualora comportino anch’essi un miglioramento delle prestazioni energetiche.

La norma di preciso ha stabilito che “al fine di effettuare il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico conseguito a seguito della realizzazione degli interventi di cui al presente articolo (ristrutturazione e manutenzione straordinaria, ndr), in analogia a quanto già previsto in materia di detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, sono trasmesse per via telematica all’ENEA le informazioni sugli interventi effettuati. L’ENEA elabora le informazioni pervenute e trasmette una relazione sui risultati degli interventi al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell’economia e delle finanze, alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito delle rispettive competenze territoriali”.

L’obbligo di invio, quindi, era già in vigore per gli interventi effettuati nel 2018 (con effetto sulle dichiarazioni di quest’anno). Il tempo a disposizione (esattamente come per il bonus 65%) è sempre la solita finestra dei 90 giorni conteggiati a partire dalla fine dei lavori.

Considerati però i tempi di messa a disposizione del portale ENEA, per gli interventi terminati entro il 31 dicembre 2018 la comunicazione andava inviata entro l’1 aprile 2019, mentre per quelli terminati tra l’1 gennaio e l’11 marzo 2019 il termine è quello del 9 giugno prossimo.

Detto questo, però, nella realtà pratica delle cose l’omesso invio non andrà a incidere sul godimento del bonus.

La ragione, come accennavamo sopra, è da ricondurre a una banalissima carenza della norma, il Decreto Ministeriale 41/98, evidentemente non aggiornato dopo le modifiche della Legge di Bilancio 2018.

Il DM infatti elenca i requisiti tassativi che occorrono per potersi garantire l’applicazione del bonus, e tra questi, appunto, non viene nominato l’invio della comunicazione ENEA; requisiti che in buona sostanza sono quelli noti: ovvero il pagamento tramite bonifico parlante e la conservazione di ricevute e fatture comprovanti la spesa.

Di conseguenza l’Agenzia, rispondendo a domanda diretta sulle possibili ripercussioni “derivanti dalla mancata trasmissione” della comunicazione ENEA, non può far altro che attenersi alla suddetta nota dello Sviluppo economico secondo la quale in assenza di una specifica previsione normativa, la mancata o tardiva trasmissione delle informazioni all’ENEA sui lavori edili con annesso risparmio energetico non comporta la perdita del diritto alla detrazione Irpef del 50%.