Il 23 Luglio 2019 è stato l’ultimo giorno utile per l’invio del Modello 730: entro questa data, tutti i cittadini cui spettava l’onere di fare la Dichiarazione dei Redditi, dovevano trasmetterla all’Agenzia delle Entrate.

Cosa succede e come devono comportarsi coloro che non sono riusciti a rispettare questa scadenza?

I contribuenti “ritardatari” non saranno soggetti a sanzioni se presenteranno il Modello Redditi PF 2019 entro 2 Dicembre 2019.

Con il Decreto Crescita, approvato a Giugno 2019, il termine ordinario di trasmissione è stato spostato dal 31 Ottobre al 30 Novembre. Dal momento che il 30 Novembre 2019 cade di Sabato, la scadenza slitta a Lunedì 2 Dicembre.

 

Dichiarazione dei redditi in ritardo: cosa succede all’atto pratico

Come sottolineato precedentemente non aver presentato il 730 non espone al rischio di sanzioni pecuniarie se si adempie comunque all’obbligo della dichiarazione con il Modello Redditi entro il 2 Dicembre 2019.

Tuttavia si perde la possibilità di beneficiare dell’eventuale credito nella busta paga di Luglio/Agosto: in questo caso sarà l’Agenzia delle Entrate ad assumersi l’onere del rimborso ma, chiaramente, i tempi di attesa saranno maggiori.

Leggi il nostro ultimo articolo per conoscere le differenze tra Modello Redditi e 730!

 

Modello Redditi 2019: che cos’è e dove trovarlo

Il Modello Redditi PF 2019 è dunque la seconda chance offerta a tutti i contribuenti che non sono riusciti a trasmettere entro i tempi stabiliti il Modello 730.

La versione precompilata del Modello Redditi si trova sul sito dell’Agenzia delle Entrate e, come per il Modello 730/2019 , all’interno sono riportati gli stessi dati presenti nel precompilato.

 

Come correggere errori presenti nel Modello 730/2019 Redditi 2018

Accade non di rado che il contribuente si renda conto di aver commesso alcuni errori nella compilazione del modello 730: tutto può essere corretto senza problemi!

Se nel modello 730 sono presenti errori di compilazione o di calcolo che non permettono di usufruire di alcuni oneri deducibili o detraibili è necessario rivolgersi al CAF per compilare un modello 730 integrativo.

In presenza di errori che hanno permesso al contribuente di usufruire di alcuni benefici che in realtà non gli spettavano è necessario presentare un Modello Redditi entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta successivo.

 

Hai mancato l’appuntamento del 23 Luglio 2019 e non sai come fare?

Affidati a CAF Acli per la compilazione del Modello Redditi: è la tua ultima possibilità!

 

Sono gli ultimissimi giorni per la consegna del Modello 730/2019. Dopo il 23 luglio, traguardo ultimo delle trasmissioni da parte dei singoli contribuenti e degli intermediari fiscali, l’unica soluzione resterà il Modello REDDITI da trasmettere entro il 2 Dicembre, con l’aggravante, però, delle tempistiche decisamente più dilatate per “monetizzare” gli eventuali rimborsi spettanti.

 

Scadenza presentazione 730: Modello 730/2019 e Modello Redditi a confronto

Difatti il principale vantaggio del Modello 730 è quello di poter beneficiare dell’eventuale credito già nella busta paga di luglio/agosto, col Modello REDDITI, invece, questo automatismo non viene innescato.

In quest’ultimo caso, infatti, è sempre l’Agenzia delle Entrate che si assume l’onere del rimborso al contribuente creditore, solo che i tempi di attesa saranno tutt’altro che immediati, visto che si potrebbe arrivare ad aspettare anche un anno o due.

Lo stesso discorso va fatto per i versamenti, nel caso in cui la dichiarazione, anziché a credito, uscisse con esito a debito.

Anche qui il 730 è certamente la strada più rapida per il contribuente, perché permette di avere l’addebito direttamente sullo stipendio di Luglio o Agosto (identico principio come per l’accredito del rimborso), mentre se si fa il Modello REDDITI è il contribuente che deve provvedere di persona al pagamento tramite F24 recandosi alla banca o alla posta.

Va comunque precisato che in caso di esito a credito, l’erogazione del rimborso potrebbe essere “rallentata” dai cosiddetti controlli preventivi, laddove l’Agenzia rilevasse degli elementi di incoerenza su un modello inviato direttamente dal contribuente, oppure tramite il sostituto o un intermediario fiscale.

Questo non significa che il credito non verrà erogato, vuol dire soltanto che l’Agenzia congelerà momentaneamente le tempistiche di rimborso, e una volta che ne avrà appurato la correttezza sarà lei stessa a eseguirlo anziché addossare l’onere al datore di lavoro del contribuente, come invece prevede la normale prassi dei rimborsi da 730.

Chiaramente la procedura dei controlli preventivi non ricorre con certezza matematica, debbono infatti presentarsene le condizioni: anzitutto è necessario che vi sia un esito di rimborso, e poi debbono esserci quegli “elementi di incoerenza” cui abbiamo già accennato che l’Agenzia individua “nello scostamento per importi significativi dei dati risultanti nei modelli di versamento, nelle certificazioni uniche e nelle dichiarazioni dell’anno precedente, o nella presenza di altri elementi di significativa incoerenza rispetto ai dati inviati da enti esterni o a quelli esposti nelle certificazioni uniche”.

In termini pratici, il nocciolo della questione è tutto nello “scostamento per importi significativi” tra i dati che l’Agenzia ha avuto a disposizione per predisporre i modelli precompilati e i dati invece che risultano sugli stessi modelli successivamente alle modifiche apportate dal contribuente.

Quindi è chiaro che se lo scostamento tra la versione originaria del precompilato e quella successiva modificata dal contribuente dovesse essere minimo, la spia del controllo preventivo resterebbe spenta, cioè non vi sarebbero quelle condizioni per far scattare l’alert dei dati sospetti e il rimborso del credito non subirebbe nessuno stop.

 

ACCEDI ORA AL TUO ACCOUNT

Come può essere gestita una donazione benefica a una ONLUS nel 730?

Facciamo un passo alla volta perché la questione nasconde diversi risvolti. Iniziamo con l’inquadrare le ONLUS dal punto di vista normativo. Su di loro è stato promulgato nel 1997 un apposito decreto legislativo, il n. 460 in materia di “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”: le ONLUS appunto, tra cui figurano “le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti (…) prevedono espressamente” determinati obblighi come “l’esclusivo perseguimento della solidarietà” o lo svolgimento di attività quali l’assistenza sociale, la beneficenza, l’istruzione, lo sport, la cultura, ecc.

Detto questo, caliamoci nell’aspetto fiscale che più ci preme.

 

Detrazione donazioni onlus: focus sugli aspetti fiscali

L’indecisione del contribuente nasce sostanzialmente dal fatto di non riuscire a capire se una certa erogazione sia deducibile o detraibile, o se addirittura possa essere entrambe le cose.

Ovviamente no, la stessa somma donata non potrà mai godere di due sconti fiscali contemporaneamente, quindi bisognerà decidere. È chiaro che sulla scelta specifica non esistono regole adattabili a priori, se non quella della banalissima e sacrosanta convenienza economica, che però non può essere verificata in altro modo se non mettendo il CAF nella condizione di esaminare direttamente la posizione complessiva della persona.

Sul piano ad esempio della deduzione, le somme erogate “in favore delle Organizzazioni non governative (ONG) che hanno mantenuto la qualifica di ONLUS e iscritte all’Anagrafe delle ONLUS” possono essere sottratte dal reddito imponibile (su cui poi verrà calcolata l’Irpef lorda) nel limite del 2% del reddito stesso.

Cioè in pratica: se la mia donazione equivale a più del 2% del reddito complessivo che sto dichiarando, potrò comunque dedurla entro la soglia del 2%. Non solo, perché ai sensi dell’art. 83, comma 2, del decreto legislativo n. 117 del 3 luglio 2017 (codice del Terzo Settore), le erogazioni effettuate in denaro o in natura dal gennaio 2018 a favore degli enti del Terzo settore (comprese le cooperative sociali ed escluse le imprese sociali costituite in forma di società) sono deducibili nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato.

Ci sono poi altre due soluzioni:

  1. la detrazione pari al 26% (calcolato su donazioni di massimo 30.000 euro) delle erogazioni in denaro di massimo 30.000 euro a favore delle ONLUS, delle iniziative umanitarie, religiose o laiche (Rigo E8/E10, cod. 61);
  2. la detrazione pari al 30% delle erogazioni liberali in denaro (anche qui di massimo 30.000 euro) o in natura a favore delle ONLUS e delle associazioni di promozione sociale (Rigo E8/E10, cod. 71).

Vediamole singolarmente.

Nel caso della detrazione pari al 26%, l’erogazione deve aver avuto come destinataria una ONLUS o un’iniziativa umanitaria, laica o religiosa, gestita da associazioni, fondazioni, comitati ed enti individuati con DPCM nei Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Nel caso invece della detrazione al 30%, quest’ultima è in pratica un copia-incolla della deduzione nel limite del 10% del reddito valida per le somme erogate dal gennaio 2018 all’indirizzo a favore degli enti del Terzo settore, comprese le cooperative sociali ed escluse le imprese sociali costituite in forma di società. Quindi in pratica è necessario, per poter detrarre con l’aliquota al 30%, che tali associazioni di promozione sociale siano “iscritte nei registri nazionali, regionali e delle Province autonome di Trento Bolzano, previste dall’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383”.

Ad ogni modo l’Agenzia delle Entrate ci facilita il compito pubblicando direttamente sul suo sito l’elenco completo delle organizzazioni.

Come abbiamo già detto, nessuna di queste agevolazioni è cumulabile con un’altra. Quindi, per intenderci, se scelgo di dedurre una certa somma non potrò al tempo stesso detrarla.

Bisogna altrettanto aver chiaro che le due deduzioni e le due detrazioni partono da presupposti distinti, perché appunto si riferiscono a ONLUS diverse, ma a parte questa distinzione di fondo, per il resto tutti i benefici presentano regole identiche dal punto di vista documentale e operativo.

È dunque necessario che le erogazioni siano state effettuate non in contati ma tramite versamenti che ne garantiscano la tracciabilità, vedi il bonifico (in banca o alla posta) oppure bancomat, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari.

Quanto alla documentazione, il sostenimento dell’onere sarà quindi provato “dalla ricevuta del versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta di credito, carta di debito o carta prepagata, dall’estratto conto della società che gestisce tali carte. Nel caso invece di pagamento con assegno bancario o circolare, o comunque nell’ipotesi in cui dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la carta prepagata non sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, il contribuente deve essere in possesso della ricevuta rilasciata dal beneficiario dalla quale risulti, inoltre, la modalità di pagamento utilizzata”.