A seguito del nuovo Decreto Coronavirus emanato dal Governo il 28 Febbraio 2020 sono state apportate delle modifiche al Calendario Fiscale 2020.

Le novità riguardo le principali scadenze del Modello 730 2020 sui redditi 2019 sono le seguenti:

  1. Scadenza 730/2020: il Decreto ha posticipato al 30 Settembre 2020 il termine di presentazione della Dichiarazione dei Redditi;
  2. Comunicazione dati 730 precompilato: gli enti esterni come farmacie, banche, ospedali, università, assicurazioni, condomini, ecc, avranno tempo fino al 31 Marzo 2020 per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese effettuate dai contribuenti nel 2019 ai fini della predisposizione del 730 Precompilato. Per effetto dello stesso Decreto, nel 2021 la scadenza ordinaria è stata fissata per il 16 Marzo;
  3. Disponibilità 730 precompilato online: slitta dal 15 Aprile al 5 Maggio 2020 la disponibilità del 730 precompilato 2020 e del Modello Redditi precompilato 2020;
  4. Rimborso modello 730/2020: non ci saranno ritardi sui rimborsi IRPEF in busta paga. Il conguaglio, a credito o a debito, per i contribuenti che presenteranno entro Maggio il modello 730 sarà effettuato nella retribuzione di Giugno o, al massimo, in quella successiva del mese di Luglio.

 

Scadenza Modello 730/2020: nessuna DIFFERENZA tra il modello ORDINARIO e quello PRECOMPILATO

Il decreto Coronavirus ha eliminato la diversità di scadenze tra modello 730 ordinario e modello 730 precompilato, spostando per tutti il termine ultimo di presentazione al 30 settembre 2020.

Quindi, per i contribuenti che sceglieranno di consegnare la dichiarazione dei redditi avvalendosi del sostituto di imposta, la scadenza per la trasmissione del modello 730 ordinario all’Agenzia delle Entrata non sarà più il 7 Luglio 2020, ma il 30 settembre 2020.

Idem per i contribuenti che vorranno presentare in maniera autonoma il modello 730 precompilato o che sceglieranno di affidarsi a un CAF o intermediario fiscale: scadenza fissata sempre al 30 Settembre 2020.

Modello 730/2020: altre date importanti da ricordare

Oltre alle scadenze del 730 2020 appena elencate altre importanti date del nuovo Calendario Fiscale 2020 sono le seguenti:

SCADENZE 730/2020 e MODELLO REDDITI TERMINE
Versamento saldo e primo acconto per 730 senza sostituto di imposta o con Modello Redditi 30 Giugno 2020
Scadenza versamento, con maggiorazione del 0.4%, saldo e primo acconto con 730 2020 senza sostituto di imposta o con Modello Redditi 20 Agosto
2020
Presentazione al CAF 730 2020 integrativo 25 Ottobre 2020
Presentazione Modello Redditi 2020 integrativo 30 Novembre 2020

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La Legge di Stabilità 2020, nel rinnovare il conveniente assetto fiscale del regime forfettario riservato alle partite Iva in possesso di certi requisiti, ha finito in realtà col riportarlo al passato, rispolverando dalla soffitta due vecchie condizioni che nell’anno d’imposta 2019 erano state tolte di mezzo.

Ricordiamo anzitutto che il regime permette – nei primi 5 anni – un’imponibilità fissata al 5% sul reddito dell’attività. Reddito dell’attività, però, che non va inteso per intero, ma secondo quote percentuali che variano in base alla macro-categoria nella quale l’attività si colloca (tecnicamente si chiamano coefficienti di redditività). Passati poi i primi 5 anni, l’aliquota agevolata, stanti i requisiti di partenza, si alzerebbe dal 5 al 15 per cento (ovviamente le sedi CAF ACLI svolgono consulenza sulla possibilità o meno di aderire al regime di favore).

Vediamo allora quali sono le condizioni di accesso che riemergono dal passato

  • è stata aggiunta rispetto al 2019 la condizione di accesso al regime rappresentata dal limite di 20mila euro lordi di spese sostenute – nell’anno precedente – per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati e quelle per prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari; requisito che in realtà, anche se con tetto decisamente più basso (5mila euro lordi), era già stato in vigore negli anni passati, prima di essere appunto soppresso dalla Legge di Bilancio dello scorso anno;
  • è stata anche ripristinata la causa di esclusione – anch’essa cancellata dalla scorsa manovra finanziaria – per i contribuenti che nell’anno precedente a quello in cui intendano godere del regime di favore abbiano percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30mila euro, paletto però che decadrebbe se in quello stesso anno il rapporto di lavoro è cessato e sempre che non sia stato percepito un reddito di pensione, che essendo una tipologia di reddito assimilata al lavoro dipendente rientrerebbe comunque nel conteggio ai fini del raggiungimento del suddetto limite di 30mila euro.

Quindi, in sintesi, per essere ammessi a partire dal 2020 al “nuovo” (si fa per dire) regime forfetario, è necessario che nell’anno d’imposta precedente:

  • l’attività intrapresa per cui si gode del regime non abbia totalizzato ricavi o compensi superiori a 65mila euro;
  • l’ammontare complessivo delle spese per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti, collaboratori, utili agli associati in partecipazione, prestazioni di lavoro dell’imprenditore o dei suoi familiari, non sia stata superiore a 20mila euro lordi.

Viceversa, sul versante delle condizioni di esclusione, è previsto che non potranno avvalersi del regime forfettario:

  • coloro che già godono di preesistenti regimi speciali ai fini dell’Iva o di altri regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • i non residenti in Italia, tranne quelli che, residenti in un altro Stato Ue o aderente allo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni, producono nel nostro Paese almeno il 75% del proprio reddito complessivo (“non residenti Schumacker”);
  • coloro che effettuano, in via esclusiva o prevalente, cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;
  • coloro che partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari oppure detiene il controllo, diretto o indiretto, di Srl o di associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dall’esercente attività d’impresa, arti o professioni;
  • coloro che esercitano l’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro (o di soggetti a essi direttamente o indirettamente riconducibili) con cui sono in essere rapporti di lavoro o lo erano nei due precedenti periodi d’imposta, fatta eccezione per coloro che iniziano un’attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 30mila euro, a meno che il rapporto di lavoro non sia cessato.

Per il 730/2020 ripartono le attività di CAF ACLI. Da quest’anno – novità importante – anche gli eredi sono ammessi alla presentazione del modello. Quella che fino allo scorso anno è stata una categoria di contribuenti confinata alla sola elaborazione dell’altro modello dichiarativo – il REDDITI ex UNICO – adesso potrà più agevolmente presentare il 730 per conto di un familiare deceduto che in vita avrebbe avuto tutti i requisiti per farlo.

Quindi, in parole povere, se in riferimento all’anno d’imposta 2019 il familiare deceduto avrebbe tranquillamente dichiarato tramite il 730, l’erede designato a dichiarare in sua vece potrà fare altrettanto senza essere vincolato, come negli anni scorsi, a “spostarsi” sul Modello REDDITI.

È una modifica di non poco conto se consideriamo che col 730, rispetto al REDDITI, le tempistiche di un eventuale rimborso del credito scaturito dalla dichiarazione riferita al de cuius (ma presentata appunto dall’erede) saranno molto più rapide. La novità è quindi operativa già a partire dai modelli dichiarativi 2020 (redditi 2019) a seguito delle modifiche introdotte dall’ultima Legge di Bilancio.

Il principio dell’estensione agli eredi si va a collocare perfettamente nel solco già tracciato del modello senza sostituto – già in vigore da diversi anni -, ovvero un normalissimo 730 che però, invece di contenere nel riquadro del sostituto i riferimenti dell’azienda/ditta/società o associazione datrice di lavoro del contribuente, reca i riferimenti dell’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia, dunque, ricopre in questo caso non solo il ruolo di ente riscossore, ma anche di vero e proprio sostituto, con l’obbligo, ove spettasse al contribuente, di erogare il rimborso sull’imposta eccedente.

Finora a questa procedura facilitata erano stati ammessi solo quei contribuenti che nell’anno fiscale di riferimento avessero avuto dei rapporti di lavoro dipendente o assimilato non più in corso al momento effettivo della dichiarazione, oppure contribuenti di fatto occupati, ma senza datori di lavoro in grado di vestire il ruolo di veri e propri sostituti d’imposta (è il caso classico dei collaboratori domestici sotto contratto con le famiglie).

Tali contribuenti, facendo un 730 senza sostituto, nel caso in cui dalla dichiarazione fuoriesca un esito a dedito anziché a debito possono quindi attendere tempi molto più ristretti rispetto a quelli che dovrebbero passare facendo un REDDITI. Nel caso invece di esito a debito, l’importo dovuto, non potendo essere trattenuto dalla busta paga, verrebbe pagato dal contribuente stesso tramite il solito Modello F24 elaborato dal CAF/intermediario assieme alla dichiarazione.

Tornando allora in argomento, alla platea dei contribuenti che possono ricorrere al 730 senza sostituto si aggregano da quest’anno gli eredi. Per l’esattezza si tratta di eredi di persone decedute nel 2019 o entro il 23 luglio 2020 (scadenza di trasmissione del 730), fermo restando che:

  • il familiare deceduto avrebbe dovuto avere i requisiti per utilizzare tale modello semplificato;
  • il modello 730 in tal caso non potrà essere consegnato al sostituto d’imposta né del contribuente deceduto né dell’erede che lo presenta a suo nome.

Resta inteso che le sedi CAF ACLI offrono il loro apporto alle persone che volessero affidarsi ai loro operatori per l’elaborazione e la trasmissione del 730 in questione.

La presunta proroga che avrebbe fatto slittare di sei mesi, da gennaio a luglio, l’obbligo di effettuare con metodi tracciabili le spese per cui vale la detrazione al 19% nel Modello 730 – fatta eccezione per gran parte delle spese mediche – si è risolta in un nulla di fatto.

L’emendamento, infatti, inserito dal Governo nel Decreto Milleproroghe, che introduceva quel margine di tempo in più per prepararsi al vincolo della nuova disposizione, alla fine non è passato, e il testo è stato approvato senza.

È una misura, questa, che fa il paio con le limitazioni già introdotte dal Decreto Fiscale collegato alla manovra 2020, secondo cui dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, il tetto all’utilizzo di moneta cartacea scenderà dagli attuali 3.000 a 2.000 euro, per poi scendere ulteriormente a 1.000 dal 1° gennaio 2022.

L’indirizzo impartito dal legislatore è insomma chiaro nell’introdurre una “piega” appannaggio della moneta elettronica, ma la sensazione è che si tratti di misure non tanto sostanziali, piuttosto calibrate con il chiaro intento di favorire un cambiamento “culturale”, di abitudini e mentalità, per fare entrare con maggior regolarità lo strumento della forma tracciabile nel quotidiano delle persone. L’obbligo di tracciabilità, a ben vedere, non è altro che la certificazione, assurta a legge, di quanto grossomodo già avviene nella realtà.

Se teniamo per un momento da parte il discorso sulle spese sanitarie, notiamo che il legislatore minaccia sì l’impossibilità di detrarre tutte le spese rientranti nell’articolo 15 del TUIR laddove non vengano effettuate con sistemi elettronici/tracciabili, ma poi di fatto il rischio di perdere la detrazione è molto meno concreto di quanto sembri, perché parliamo appunto di spese che fino a ieri, nella stragrande maggioranza dei casi, sono già state eseguite con modalità tracciabili, senza che ci fosse una legge a stabilirlo.

Insomma, è nella natura stessa di certe spese essere eseguite con carte o assegni anziché in contanti. È pur vero, d’altra parte, che d’ora in poi l’obbligo di tracciabilità stabilisce un monito indiscutibile che non lascerà alcun margine di scelta nei casi in cui determinate spese potrebbero prestarsi tanto al contante quanto ai canali elettronici o comunque tracciabili. Facciamo dunque degli esempi.

L’articolo 15 del TUIR dispone la detrazione al 19% per spese come:

  • interessi per mutui ipotecari per acquisto immobili
  • istruzione
  • pompe funebri
  • assistenza personale
  • attività sportive per ragazzi
  • intermediazione immobiliare
  • canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede
  • erogazioni liberali
  • veterinarie
  • assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni

Vediamo, quindi, che in linea di massima, già si tratta di oneri “avvezzi” al metodo della tracciabilità. I casi, invece, nei quali la tracciabilità è un po’ meno ovvia potrebbero essere ad esempio le spese veterinarie o quelle sportive per i figli, laddove in famiglia ci sia la consolidata abitudine di pagare in contanti le rette mensili della palestra o qualche normalissimo medicinale per un animale domestico.

È dunque in questi casi che la norma incide più nel profondo, tanto che da adesso in poi, ogni qualvolta si tratterà di pagare qualcosa, prima ancora di rispondere al gesto istintivo di pescare dalla tasca dei contanti, si dovrà fare mente locale e sfilare la carta (o staccare un assegno). Logico infine pensare che ai fini della detraibilità possa essere richiesta la ricevuta del pagamento tracciabile, quindi il consiglio – per lo meno fino a quando non si avranno informazioni più dettagliate – è di conservare tutto, anche le ricevute dei bancomat.

C’è poi il capitolo delle spese mediche, che – come accennavamo – rappresentano un discorso a sé stante.

Per il momento l’obbligo di tracciabilità non varrà sull’acquisto di medicinali e dispositivi medici, e anche per le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Tali spese saranno quindi fruibili a prescindere dal mezzo di pagamento utilizzato. Viceversa, per le prestazioni mediche private non convenzionate al SSN il paziente è vincolato a pagare con un modo tracciabile.