Il bonus ristrutturazioni resterà in pianta stabile anche nel 2018. La manovra finanziaria approvata a dicembre lo ha infatti prorogato per altri 12 mesi, mantenendolo sulla percentuale del 50%, introdotta dal giugno 2012 (originariamente era nato con uno sconto del 36%). Il numero dei contribuenti che ne fanno richiesta nel 730 va salendo di anno in anno, confermando così quel trend di popolarità e gradimento che lo lega a doppio filo con l’aura della sua “intoccabilità” politica. Le casistiche per cui applicarlo sono davvero molte: dai bagni rifatti all’impiantistica rinnovata, dall’abbattimento di porte e pareti alla sostituzione degli infissi, dai tetti che perdono all’installazione di allarmi.

Fondamentalmente il bonus, a differenza del più complesso 65% (applicato agli interventi di risparmio energetico), viaggia su un meccanismo abbastanza semplice e lineare, che non richiede grosse trafile, né documentali né burocratiche, salvo la necessità di dover chiedere, quando servono, le abilitazioni o le certificazioni tecniche sulla natura dei lavori, ma in questo senso ci addentriamo già nel campo delle “variabili”, visto che i lavori sono molteplici e non tutti hanno bisogno di essere comunicati o “approvati”; di conseguenza, su questo singolo aspetto è bene informarsi presso qualche professionista di fiducia oppure agli uffici preposti del Comune.

Passiamo alle istruzioni per l’uso. Dal punto di vista applicativo, la prima cosa da ricordare è la soglia di spesa soggetta a detrazione, vale a dire 96.000 euro per singola abitazione (col 36% era fissata a 48.000). Questo significa che laddove fossero eseguiti più interventi nello stesso anno, o ci fosse magari un solo intervento non ultimato nell’arco dei 12 mesi, la soglia detraibile rimarrebbe comunque a 96.000 euro; se invece sulla stessa abitazione fossero eseguiti due interventi autonomi in due annualità differenti, la soglia massima sarebbe applicata ripetutamente di anno in anno, cioè in pratica 96.000 euro per il primo e 96.000 per il secondo. Fra l’altro, l’elenco delle spese detraibili non si ferma all’acquisto dei beni e alla manodopera, ma comprende anche altre voci quali ad esempio gli oneri di urbanizzazione o i compensi professionali corrisposti a chi svolge, dirige o progetta i lavori.

Ipotizzando allora di aver effettuato, nel complesso, una spesa pari a 50.000 euro, il bonus di cui si andrà a godere sarà di 25.000 euro (cioè il 50% della spesa), dilazionato comunque in 10 rate annuali di pari importo. Tirando le somme, ogni anno, fino al decimo, l’Irpef verrà decurtata di 2.500 euro. Sul piano invece della documentazione, fatture e bonifici costituiscono le prove “regine” per attestare non solo la spesa sostenuta, ma anche i soggetti destinatari del beneficio fiscale.

È dunque fondamentale che sulla fattura siano riportati i nominativi delle persone cui si andrà ad applicare la detrazione (possessori di immobili, familiari conviventi, inquilini, comodatari, usufruttuari, ecc.), e la stessa cosa andrà fatta col bonifico, sul quale bisognerà indicare il loro codice fiscale, oltre alla causale normativa (“Detrazione del 50% ai sensi dell’art. 16/bis del DPR del 22 Dicembre 1986 n. 917 e successive modifiche”) e alla partita Iva della ditta destinataria del pagamento. Ultima cosa fondamentale: conservare i documenti per tutto il decennio della detrazione.