Nel calendario fiscale 2020 la data del 14 Maggio può essere vista come l’inizio della #FASE2 per la dichiarazione dei redditi.

Da oggi e fino al 30 settembre (data ultima per la presentazione del modello 730 2020) sarà possibile modificare il modello 730 precompilato che i contribuenti (e gli intermediari fiscali cui vorranno affidarsi) hanno scaricato nella sezione riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Dal 19 Maggio sarà possibile invece modificare e trasmettere (fino alla scadenza del 30 Novembre) il Modello Redditi precompilato.

730 precompilato: le principali novità

In una delle ultime note l’Agenzia delle Entrate ha messo in evidenza le principali novità che caratterizzano il nuovo modello 730 precompilato.

È cresciuto il numero dei dati relativi agli oneri di spesa detraibili e deducibili già caricati, nello specifico le nuove voci riguardano le spese sostenute per le prestazioni di:

  • tecnici sanitari di laboratorio biomedico
  • tecnici audiometristi
  • tecnici audioprotesisti
  • tecnici ortopedici
  • dietisti
  • tecnici di neurofisiopatologia
  • tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare
  • igienisti dentali
  • fisioterapisti
  • logopedisti
  • podologi
  • ortottisti e assistenti di oftalmologia
  • terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
  • tecnici della riabilitazione psichiatrica
  • terapisti occupazionali
  • educatori professionali
  • tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro
  • assistenti sanitari
  • biologi

Dichiarazione 730 precompilata: ricordiamo i contribuenti destinati a riceverla

Come anticipato nella nostra news del 6 maggio (clicca qui per leggere l’articolo), il modello 730 precompilato è destinato a tutti i lavoratori dipendenti e pensionati in particolare quei lavoratori dipendenti e quei pensionati che hanno svolto eventualmente attività di lavoro autonomo occasionale o abituale.

Sono esclusi dal gruppo dei contribuenti destinatari della dichiarazione dei redditi precompilata i soli lavoratori autonomi titolari di partita Iva, i contribuenti che durante il 2018 non abbiano esercitato un’attività da lavoro dipendente/assimilato, le colf e le badanti (queste ultime, però, potranno comunque presentare il 730 senza sostituto, recuperando, ove possibile, il bonus Renzi da 80 euro).

Come è noto, i flussi telematici relativi ai redditi percepiti e alle spese deducibili o detraibili sostenute nell’anno di imposta vengono trasmessi all’Agenzia delle Entrate dai diversi esercenti coinvolti come aziende, ospedali, banche, farmacie, studi medici e università per essere processati per la pre-compilazione del modello 730.

Al contribuente spetterà dunque il compito di verificare i dati, confermando il modello 730 precompilato che ha scaricato, oppure modificare/integrare le informazioni inserite se complete o inesatte.

Sono due le azioni che potranno essere eseguite sul modello 730 precompilato correzione di dati presenti sul modello ma errati e/o l’inserimento ex novo di dati non caricati.

Modello 730 precompilato: cosa accade se ti affidi a CAF ACLI

Gestire in autonomia la verifica dei dati presenti nel 730 precompilato vuol dire assumersi la responsabilità di eventuali errori commessi.

Affidando la verifica delle informazioni presenti nel tuo 730 precompilato e le eventuali modifiche e/integrazioni a CAF ACLI potrai liberarti di tutte le responsabilità.

Il consulente fiscale di CAF ACLI dopo aver scaricato il 730 precompilato, previa autorizzazione del contribuente, si occuperà di confermare o “lavorare” in base alla documentazione esibita dal contribuente la dichiarazione assumendosi in caso di errore la responsabilità del pagamento del 30% della maggiore imposta riscontrata e non versata.

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La possibilità di presentare anche per conto dei contribuenti defunti la dichiarazione dei redditi è una delle ultime novità dell’ordinamento fiscale 2020.

Rispetto al precedente anno fiscale la dichiarazione per conto dei defunti poteva essere presentata solo tramite il Modello Redditi (Ex Unico), ma questo comportava lunghi tempi di attesa per il de cuius, e di conseguenza per l’erede, per il rimborso di un eventuale credito fiscale.

Grazie alla novità introdotta quest’anno la procedura per la presentazione della dichiarazione dei redditi è stata semplificata.

Nello specifico si parte con riferimento all’anno di imposta 2019 per tutti i soggetti defunti dal 1 Gennaio 2019 fino al 30 Settembre 2020 ovvero la scadenza prevista per la presentazione del 730 all’Agenzia delle Entrate.

 

Quali sono le condizioni previste per la presentazione del 730 da parte degli eredi per conto dei defunti

La prima condizione che deve chiaramente sussistere è la seguente: la persona deceduta doveva trovarsi in una situazione reddituale/contributiva o lavorativa tale che le avrebbe permesso di rientrare nelle tipologie di contribuenti che hanno l’obbligo di presentare il 730.

È importante chiarire che un figlio erede che vuole presentare il 730 per conto di un genitore che ha al suo attivo esclusivamente redditi da lavoro autonomo non può farlo.

Per utilizzare il 730 è necessario che il contribuente deceduto:

  • avesse percepito nel 2019 redditi da lavoro dipendente, pensione e/o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente come co.co.co, contratti di lavoro a progetto e altre tipologie che possono essere dichiarate per mezzo del modello 73° come:
    • redditi di capitale;
    • redditi di fabbricati e terreni;
    • redditi di lavoro autonomo dove non è richiesta PARTITA IVA (per esempio quelli legati a prestazioni di lavoro autonomo non abituali);
    • redditi assoggettabili a tassazione separata;
    • redditi diversi (come quelli che derivano da fabbricati e terreni che si trovano all’estero).

 

L’assistenza offerta da CAF ACLI per il Modello 730 eredi

Sulla base di quanto dichiarato dall’Agenzia delle Entrate la procedura del modello 730 a nome dei defunti prevede due modelli:

““Chi presenta la dichiarazione per conto di una persona deceduta deve compilare e sottoscrivere due 730. In entrambi vanno riportati sia il codice fiscale del contribuente deceduto sia il proprio (dell’erede dichiarante, ndr); quest’ultimo deve essere trascritto nel campo “CODICE FISCALE (rappresentante o tutore o erede). In questi casi, non si può presentare una dichiarazione congiunta; inoltre, i redditi dell’erede non sono cumulabili con quelli della persona per conto della quale viene presentata la dichiarazione”.

 

Versamento e rimborso nel Modello 730 eredi

L’ultimo aspetto da analizzare riguarda la questione del versamento dell’imposta dovuta e quella dell’eventuale rimborso spettante.

A questo proposito l’Agenzia delle Entrate opera una distinzione quando il decesso è avvenuto entro o dopo la data del 28 Febbraio 2020:

  1. in caso di decesso entro il 28 febbraio 2020 devono essere rispettati i termini ordinari, vale a dire il 30 giugno 2020 ovvero il 30 luglio con una maggiorazione del 0.40%;
  2. in caso di decesso dopo il 28 febbraio 2020 è previsto uno slittamento di 6 mesi che sposta i termini al 30 dicembre 2020 ovvero al 30 gennaio 2021 con una maggiorazione del 0.40%.

Oltre ad occuparsi del 730 CAF ACLI si occupa anche della gestione della procedura di versamento: saranno i nostri consulenti fiscali ad inviare entro i termini all’Agenzia delle Entrate l’F24 legato al 730 da cui scaturisce il debito.

In alternativa entro il decimo giorno antecedente la scadenza lo stesso sarà consegnato in forma cartacea al contribuente che dovrà provvedere al pagamento presso le Poste, uno degli sportelli dell’Agenzia di Riscossione o in Banca.

In presenza di un credito il rimborso viene effettuato dall’amministrazione finanziaria come nel caso di 730 trasmessi senza sostituto d’imposta: nel caso in cui il contribuente abbia fornito le coordinate del suo Conto Corrente Bancario (Iban) l’accredito sarà automatico, in caso contrario il rimborso sarà effettuato attraverso titoli di credito emessi da Poste Italiane.

Per la prima volta quest’anno a causa dell’emergenza sanitaria per il COVID-19 il modello precompilato è stato reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate dal 5 maggio 2020.

A partire dal giorno 14 maggio gli stessi modelli precompilati potranno essere modificati e/o integrati a seconda dell’azione compiuta sul modello, ovvero: correzione dei dati inseriti dall’Agenzia delle Entrate oppure inserimento dei dati non presenti.

Il contribuente modificare in maniera autonoma il proprio modello precompilato oppure rivolgersi ad un intermediario fiscale come CAF ACLI che, previa autorizzazione dell’interessato, potrà confermare o integrare e/o modificare la dichiarazione scaricata sulla base della documentazione messa a disposizione dal contribuente pagando il 30% della maggiore imposta riscontrata e non versata in caso di errore come previsto dalla normativa riguardante il visto infedele.

Modello 730 precompilato: quali sono i destinatari

Il modello precompilato è destinato a lavoratori dipendenti e pensionati: rientrano in questo gruppo anche quei lavoratori dipendenti e pensionati che hanno svolto attività di lavoro autonomo abituale oppure occasionale.

Non rientrano invece tra i destinatari del modello precompilato i lavoratori autonomi titolari di Partita Iva, i contribuenti che nel 2018 non hanno esercitato lavoro dipendente o assimilato, badanti, colf che potranno presentare il modello 730 senza sostituto di imposta recuperando il bonus Renzi da 80 euro dove possibile.

Modello 730 precompilato: perché affidarti a CAF ACLI

Dal 2015 ad oggi la mole di dati che l’Agenzia delle Entrate ha inserito nel modello precompilato è cresciuta sempre di più.

Mentre all’inizio le voci inserite erano poche, per esempio redditi dei terreni e dei fabbricati, redditi da pensione e lavoro dipendente, contributi previdenziali ed assistenziali oggi l’elenco include moltissime altre voci come spese funebri e per l’istruzione, spese ottiche, spese per psicologi, spese legate all’amministrazione finanziaria degli amministratori di condominio per interventi di recupero e riqualificazione energetica e tanto altro.

Il contribuente che decide di controllare ed eventualmente modificare/integrare il modello precompilato in maniera autonoma corre il rischio di commettere errori legati alla scarsa conoscenza delle voci di spesa presenti in dichiarazione e, in generale, della materia fiscale.

La responsabilità di eventuali errori ricadrà esclusivamente sul contribuente.

Con il servizio del 730 Online di CAF ACLI sarà un consulente fiscale dedicato a scaricare il modello per conto del contribuente, assistendolo durante l’intera procedura di verifica ed invio.

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Grazie al Decreto Cura Italia le donazioni effettuate per sostenere la lotta contro l’epidemia di Coronavirus sono state rese detraibili o deducibili.

La misura di tale agevolazione fiscale dipende dalle caratteristiche del soggetto donante.

Nell’articolo 66 del Decreto Cura Italia infatti il Legislatore distingue due tipologie di soggetti donanti e, di rimando, due forme di agevolazione fiscale.
 
PERSONE FISICHE ED ENTI NON COMMERCIALI
Il primo comma dell’articolo 66 individua nelle persone fisiche e negli enti non commerciali la prima tipologia di soggetto donante escludendo da questo gruppo studi professionali, imprese, enti commerciali e tutti i soggetti giuridici diversi dagli enti non commerciali.

Per questo gruppo di soggetti donanti sarà possibile detrarre ai fini Irpef il 30% delle donazioni, di tipo economico o in natura, effettuate con lo scopo di sostenere tutti gli interventi atti a contenere e prevenire la diffusione del virus.

Sono detraibili o deducibili le donazioni effettuate a favore delle Regioni, dello Stato, di Enti ed Istituzioni pubbliche, di Enti locali e territoriali e di fondazioni e associazioni riconosciute dal punto di vista legale che non hanno scopo di lucro.

La detrazione ai fini Irpef del 30% sarà valida ESCLUSIVAMENTE su donazioni che non superano la somma di € 30.000 anche nel caso in cui fosse donata una somma superiore.
 
IMPRESE

Il secondo gruppo di soggetti donanti individuato dal Legislatore nel Decreto Cura Italia è quello delle imprese: in questo caso l’articolo da prendere come riferimento è l’articolo 27 della legge numero 133 del 13 maggio 1999.

Tutte le donazioni in denaro o in natura effettuate nel corso del periodo di imposta 2020 per sostenere la lotta al Covid-19 da soggetti titolari di reddito d’impresa sono deducibili ai fini Irap nell’esercizio in cui sono state effettuate.

A livello pratico il Legislatore no fa altro che rimandare alla legge 133/99 ampliando il campo di applicazione dell’articolo 27 relativo alle “Disposizioni in favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche”.

La presente normativa prevede:

  1. la deducibilità di donazioni in denaro a favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche o altri eventi di natura straordinaria anche se questi sono avvenuti in altri Stati, a patto che le erogazioni liberali vengano effettuate tramite associazioni, enti, fondazioni e comitati;
  2. che i beni ceduti a titolo gratuito non siano considerati destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa;
  3. il non assoggettamento a imposta delle donazioni effettuate;
  4. che associazioni, comitati, enti e fondazioni destinatari delle donazioni siano riconosciuti sulla base di quanto previsto dal Dpcm del 20 Giugno del 2000.

 

Incentivi donazioni Coronavirus: focus sulle donazioni in natura

Prima di concludere questo articolo riteniamo doveroso fornire maggiori precisazioni sul significato che il legislatore attribuisce alle donazioni in natura.

Nel decreto Cura Italia “ai fini della valorizzazione delle erogazioni in natura” devono essere applicate le disposizioni previste all’articolo 3 e all’articolo 4 del decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 28 Novembre 2019.

La normativa stabilisce che in presenza di donazioni in natura il totale della detrazione o deduzione corrisponde “al valore normale del bene oggetto di donazione” come previsto dall’articolo 9 del TUIR.

Questo valore corrisponde con il “prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per i beni ed i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e allo stesso stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi”.

Per identificare correttamente il valore normale ci si riferisce inoltre, per quanto possibile, alle tariffe ed ai listini del soggetto che ha fornito i beni o i servizi; in assenza di questi valori si deve fare riferimento ali listini e alle mercuriali in possesso delle Camere di Commercio e alle tariffe professionali considerando eventuali sconti in essere.

Per tutti quei servizi e quei beni che sono soggetti alla disciplina dei prezzi si deve fare riferimento ai provvedimenti in vigore.

Quando la donazione in natura consiste i bene strumentale (un respiratore o un qualunque strumento utile allo scopo, dunque non per forza di tipo medico) la detrazione o la deduzione deve essere stabilita facendo riferimento al valore fiscale residuo al momento del trasferimento.

Questo valore viene definito sottraendo al valore originario di acquisto del bene eventuali quote percentuali di ammortamento dedotte nel corso degli anni precedenti: questo vale chiaramente per beni “vecchi” di qualche anno.

Da un punto di vista documentale le donazioni in natura devono essere scritte nell’atto dove il donatore descrive in modo analitico i beni donati, indicando il loro valore; il soggetto destinatario della donazione in natura deve impegnarsi ad utilizzare i beni donati nello svolgimento dell’attività statuaria per scopi civici, di tipo solidale e di utilità sociale: nel nostro caso nell’adozione di tutte le misure necessarie per prevenire la diffusione ed il contagio del Coronavirus.

A causa dell’emergenza sanitaria che il nostro Paese si trova ad affrontare con il Decreto Marzo sono state apportate delle modifiche alle scadenze relative ai diversi adempimenti fiscali (cartelle, Rottamazione-ter o altro) e sono state sospese le attività di ispezione e accertamento proprie dell’amministrazione.

Nella sezione che l’Agenzia delle Entrate ha dedicato al tema Riscossione sono state inserite le domande più comuni tra i contribuenti relative alle disposizioni previste dal decreto.

Proviamo a riassumere di seguito quelle più importanti.

Fino al 31 maggio è stato sospeso l’invio anche mediante posta certificata di qualsiasi tipo di cartella di pagamento e di tutti gli atti di riscossione (ipoteche, pignoramenti, recupero debiti scaduti) con scadenza precedente all’inizio della sospensione.

Il fermo è valido inoltre sulle scadenze di versamento che dovevano essere effettuate dai contribuenti su atti e cartelle in essere prima dell’inizio dell’emergenza Covid-19.

Tutti questi obblighi tributari chiaramente sono sospesi, rimandati nel tempo ma sempre validi.

Da un punto di vista pratico le date da segnare sul calendario come scadenze importanti sono le seguenti:

  • 30 GIUGNO 2020: sono rimandati al 30 Giugno le scadenze tributarie non i cui versamenti sono associati ad avvisi di accertamento, cartelle di pagamento e avvisi di addebito affidati all’Agenzia con scadenza compresa tra l’8 Marzo ed il 31 Maggio 2020.
  • 31 MAGGIO 2020: è rimandato al 31 maggio il pagamento di cartelle di rottamazione-ter con scadenza 28 Febbraio ed il versamento delle rate di Saldo e Stralcio con scadenza 31 marzo.

Diverso il discorso per le cartelle con scadenza precedente alla data dell’8 marzo 2020.

Nel corso di questo periodo di fermo fiscale non potranno essere attivate procedure cautelari ed esecutive da parte dell’Agenzia delle Entrate che fino al 31 maggio non ha la possibilità di procedere con l’iscrizione di fermi amministrativi e nuove ipoteche.

A tutti i contribuenti viene data la possibilità durante questo periodo di blocco di procedere con il pagamento dell’intera somma in modo da ottenere la cancellazione del debito.

A seguito del nuovo Decreto Coronavirus emanato dal Governo il 28 Febbraio 2020 sono state apportate delle modifiche al Calendario Fiscale 2020.

Le novità riguardo le principali scadenze del Modello 730 2020 sui redditi 2019 sono le seguenti:

  1. Scadenza 730/2020: il Decreto ha posticipato al 30 Settembre 2020 il termine di presentazione della Dichiarazione dei Redditi;
  2. Comunicazione dati 730 precompilato: gli enti esterni come farmacie, banche, ospedali, università, assicurazioni, condomini, ecc, avranno tempo fino al 31 Marzo 2020 per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese effettuate dai contribuenti nel 2019 ai fini della predisposizione del 730 Precompilato. Per effetto dello stesso Decreto, nel 2021 la scadenza ordinaria è stata fissata per il 16 Marzo;
  3. Disponibilità 730 precompilato online: slitta dal 15 Aprile al 5 Maggio 2020 la disponibilità del 730 precompilato 2020 e del Modello Redditi precompilato 2020;
  4. Rimborso modello 730/2020: non ci saranno ritardi sui rimborsi IRPEF in busta paga. Il conguaglio, a credito o a debito, per i contribuenti che presenteranno entro Maggio il modello 730 sarà effettuato nella retribuzione di Giugno o, al massimo, in quella successiva del mese di Luglio.

 

Scadenza Modello 730/2020: nessuna DIFFERENZA tra il modello ORDINARIO e quello PRECOMPILATO

Il decreto Coronavirus ha eliminato la diversità di scadenze tra modello 730 ordinario e modello 730 precompilato, spostando per tutti il termine ultimo di presentazione al 30 settembre 2020.

Quindi, per i contribuenti che sceglieranno di consegnare la dichiarazione dei redditi avvalendosi del sostituto di imposta, la scadenza per la trasmissione del modello 730 ordinario all’Agenzia delle Entrata non sarà più il 7 Luglio 2020, ma il 30 settembre 2020.

Idem per i contribuenti che vorranno presentare in maniera autonoma il modello 730 precompilato o che sceglieranno di affidarsi a un CAF o intermediario fiscale: scadenza fissata sempre al 30 Settembre 2020.

Modello 730/2020: altre date importanti da ricordare

Oltre alle scadenze del 730 2020 appena elencate altre importanti date del nuovo Calendario Fiscale 2020 sono le seguenti:

SCADENZE 730/2020 e MODELLO REDDITI TERMINE
Versamento saldo e primo acconto per 730 senza sostituto di imposta o con Modello Redditi 30 Giugno 2020
Scadenza versamento, con maggiorazione del 0.4%, saldo e primo acconto con 730 2020 senza sostituto di imposta o con Modello Redditi 20 Agosto
2020
Presentazione al CAF 730 2020 integrativo 25 Ottobre 2020
Presentazione Modello Redditi 2020 integrativo 30 Novembre 2020

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Per il 730/2020 ripartono le attività di CAF ACLI. Da quest’anno – novità importante – anche gli eredi sono ammessi alla presentazione del modello. Quella che fino allo scorso anno è stata una categoria di contribuenti confinata alla sola elaborazione dell’altro modello dichiarativo – il REDDITI ex UNICO – adesso potrà più agevolmente presentare il 730 per conto di un familiare deceduto che in vita avrebbe avuto tutti i requisiti per farlo.

Quindi, in parole povere, se in riferimento all’anno d’imposta 2019 il familiare deceduto avrebbe tranquillamente dichiarato tramite il 730, l’erede designato a dichiarare in sua vece potrà fare altrettanto senza essere vincolato, come negli anni scorsi, a “spostarsi” sul Modello REDDITI.

È una modifica di non poco conto se consideriamo che col 730, rispetto al REDDITI, le tempistiche di un eventuale rimborso del credito scaturito dalla dichiarazione riferita al de cuius (ma presentata appunto dall’erede) saranno molto più rapide. La novità è quindi operativa già a partire dai modelli dichiarativi 2020 (redditi 2019) a seguito delle modifiche introdotte dall’ultima Legge di Bilancio.

Il principio dell’estensione agli eredi si va a collocare perfettamente nel solco già tracciato del modello senza sostituto – già in vigore da diversi anni -, ovvero un normalissimo 730 che però, invece di contenere nel riquadro del sostituto i riferimenti dell’azienda/ditta/società o associazione datrice di lavoro del contribuente, reca i riferimenti dell’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia, dunque, ricopre in questo caso non solo il ruolo di ente riscossore, ma anche di vero e proprio sostituto, con l’obbligo, ove spettasse al contribuente, di erogare il rimborso sull’imposta eccedente.

Finora a questa procedura facilitata erano stati ammessi solo quei contribuenti che nell’anno fiscale di riferimento avessero avuto dei rapporti di lavoro dipendente o assimilato non più in corso al momento effettivo della dichiarazione, oppure contribuenti di fatto occupati, ma senza datori di lavoro in grado di vestire il ruolo di veri e propri sostituti d’imposta (è il caso classico dei collaboratori domestici sotto contratto con le famiglie).

Tali contribuenti, facendo un 730 senza sostituto, nel caso in cui dalla dichiarazione fuoriesca un esito a dedito anziché a debito possono quindi attendere tempi molto più ristretti rispetto a quelli che dovrebbero passare facendo un REDDITI. Nel caso invece di esito a debito, l’importo dovuto, non potendo essere trattenuto dalla busta paga, verrebbe pagato dal contribuente stesso tramite il solito Modello F24 elaborato dal CAF/intermediario assieme alla dichiarazione.

Tornando allora in argomento, alla platea dei contribuenti che possono ricorrere al 730 senza sostituto si aggregano da quest’anno gli eredi. Per l’esattezza si tratta di eredi di persone decedute nel 2019 o entro il 23 luglio 2020 (scadenza di trasmissione del 730), fermo restando che:

  • il familiare deceduto avrebbe dovuto avere i requisiti per utilizzare tale modello semplificato;
  • il modello 730 in tal caso non potrà essere consegnato al sostituto d’imposta né del contribuente deceduto né dell’erede che lo presenta a suo nome.

Resta inteso che le sedi CAF ACLI offrono il loro apporto alle persone che volessero affidarsi ai loro operatori per l’elaborazione e la trasmissione del 730 in questione.

La presunta proroga che avrebbe fatto slittare di sei mesi, da gennaio a luglio, l’obbligo di effettuare con metodi tracciabili le spese per cui vale la detrazione al 19% nel Modello 730 – fatta eccezione per gran parte delle spese mediche – si è risolta in un nulla di fatto.

L’emendamento, infatti, inserito dal Governo nel Decreto Milleproroghe, che introduceva quel margine di tempo in più per prepararsi al vincolo della nuova disposizione, alla fine non è passato, e il testo è stato approvato senza.

È una misura, questa, che fa il paio con le limitazioni già introdotte dal Decreto Fiscale collegato alla manovra 2020, secondo cui dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, il tetto all’utilizzo di moneta cartacea scenderà dagli attuali 3.000 a 2.000 euro, per poi scendere ulteriormente a 1.000 dal 1° gennaio 2022.

L’indirizzo impartito dal legislatore è insomma chiaro nell’introdurre una “piega” appannaggio della moneta elettronica, ma la sensazione è che si tratti di misure non tanto sostanziali, piuttosto calibrate con il chiaro intento di favorire un cambiamento “culturale”, di abitudini e mentalità, per fare entrare con maggior regolarità lo strumento della forma tracciabile nel quotidiano delle persone. L’obbligo di tracciabilità, a ben vedere, non è altro che la certificazione, assurta a legge, di quanto grossomodo già avviene nella realtà.

Se teniamo per un momento da parte il discorso sulle spese sanitarie, notiamo che il legislatore minaccia sì l’impossibilità di detrarre tutte le spese rientranti nell’articolo 15 del TUIR laddove non vengano effettuate con sistemi elettronici/tracciabili, ma poi di fatto il rischio di perdere la detrazione è molto meno concreto di quanto sembri, perché parliamo appunto di spese che fino a ieri, nella stragrande maggioranza dei casi, sono già state eseguite con modalità tracciabili, senza che ci fosse una legge a stabilirlo.

Insomma, è nella natura stessa di certe spese essere eseguite con carte o assegni anziché in contanti. È pur vero, d’altra parte, che d’ora in poi l’obbligo di tracciabilità stabilisce un monito indiscutibile che non lascerà alcun margine di scelta nei casi in cui determinate spese potrebbero prestarsi tanto al contante quanto ai canali elettronici o comunque tracciabili. Facciamo dunque degli esempi.

L’articolo 15 del TUIR dispone la detrazione al 19% per spese come:

  • interessi per mutui ipotecari per acquisto immobili
  • istruzione
  • pompe funebri
  • assistenza personale
  • attività sportive per ragazzi
  • intermediazione immobiliare
  • canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede
  • erogazioni liberali
  • veterinarie
  • assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni

Vediamo, quindi, che in linea di massima, già si tratta di oneri “avvezzi” al metodo della tracciabilità. I casi, invece, nei quali la tracciabilità è un po’ meno ovvia potrebbero essere ad esempio le spese veterinarie o quelle sportive per i figli, laddove in famiglia ci sia la consolidata abitudine di pagare in contanti le rette mensili della palestra o qualche normalissimo medicinale per un animale domestico.

È dunque in questi casi che la norma incide più nel profondo, tanto che da adesso in poi, ogni qualvolta si tratterà di pagare qualcosa, prima ancora di rispondere al gesto istintivo di pescare dalla tasca dei contanti, si dovrà fare mente locale e sfilare la carta (o staccare un assegno). Logico infine pensare che ai fini della detraibilità possa essere richiesta la ricevuta del pagamento tracciabile, quindi il consiglio – per lo meno fino a quando non si avranno informazioni più dettagliate – è di conservare tutto, anche le ricevute dei bancomat.

C’è poi il capitolo delle spese mediche, che – come accennavamo – rappresentano un discorso a sé stante.

Per il momento l’obbligo di tracciabilità non varrà sull’acquisto di medicinali e dispositivi medici, e anche per le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Tali spese saranno quindi fruibili a prescindere dal mezzo di pagamento utilizzato. Viceversa, per le prestazioni mediche private non convenzionate al SSN il paziente è vincolato a pagare con un modo tracciabile.