Il 730 si avvia ad entrare nel suo periodo più caldo e delicato, quello dove contribuenti e operatori fiscali tirano le somme sui dichiarativi inerenti al 2017. È bene quindi fissare i passaggi-chiave che segneranno quest’ultimo mese di campagna fiscale.

Per prima cosa – forse non tutti ne sono al corrente – c’è la possibilità di modificare la dichiarazione eventualmente già elaborata dal CAF laddove, nel frattempo, ci si sia accorti di aver dimenticato qualcosa nella documentazione esibita all’operatore: magari una CU (se si sono svolti più lavori nel corso dell’anno d’imposta), oppure qualche fattura o scontrino di spese sostenute nel 2017 per cui spetterebbe una detrazione o una deduzione. In pratica basterà far presente al CAF la dimenticanza e chiedere l’integrazione del modello prima ancora che sia inviato all’Agenzia delle Entrate. A seguito quindi della modifica, non resterà traccia alcuna degli errori sul modello originario. Quindi niente paura!

Arriviamo così al 29 giugno, data entro la quale, laddove il 730 fosse stato presentato entro il 22 giugno, il contribuente riceverà dal CAF la copia definitiva del suo modello e del relativo prospetto di liquidazione (730-3), vale a dire il prospetto ultimativo della dichiarazione sul quale viene riportato il risultato contabile di credito o di debito.

Idem per il 7 luglio. Entro questa data, infatti, i contribuenti riceveranno la copia dei 730 e dei relativi prospetti di liquidazione relativi alle dichiarazioni presentate dal 23 al 30 giugno.

Dopodiché si andrà comunque avanti fino al 23 luglio, data ultima di scadenza per la presentazione al CAF del 730. Per “presentazione” intendiamo ovviamente la consegna dei documenti e delle fatture sulla base dei quali sarà poi il CAF a elaborare il modello. È chiaro che, essendo il 23 luglio anche la data ultima per la consegna telematica del 730 all’Agenzia delle Entrate, i contribuenti che dovessero spingersi fino a quel giorno, consegneranno al CAF i documenti, le fatture e gli scontrini, e il CAF il giorno stesso elaborerà il modello, lo spedirà all’amministrazione e consegnerà la copia della dichiarazione al contribuente.

Sempre entro il 23 luglio, lo stesso CAF consegnerà le copie dei modelli, e dei relativi prospetti di liquidazione, delle dichiarazioni presentate nel periodo dal 1° al 23 luglio.

Porte, anzi portoni spalancati, per la cessione dell’Ecobonus che diventa “extralarge”. Con le novità, infatti, introdotte dall’ultima Legge di Bilancio 2018 (quindi in riferimento alle sole spese sostenute a partire dallo scorso gennaio), la possibilità per i soggetti – appartenenti o meno alla cosiddetta no tax area – di cedere a terzi la detrazione spettante per i lavori finalizzati al risparmio energetico, si va ad arricchire di un’opzione in più. Opzione per modo di dire, perché di fatto quella disposta dall’ultima Manovra 2018 è un’apertura in piena regola che amplia esponenzialmente la potenziale platea di soggetti cedenti.

In pratica, se fino allo scorso anno la detrazione era cedibile solo in riferimento agli eco-interventi di livello condominiale, dal 2018 la cessione interessa/interesserà anche i bonus derivanti dai lavori effettuati sulle singole unità immobiliari. Lavori, in buona sostanza, svolti privatamente. È questa dunque la novità che la stessa Agenzia delle Entrate ha messo in rilievo nella recente circolare 11/E fatta uscire lo scorso 18 maggio, confermando, fra le altre cose, che:

  • il predetto credito può essere ceduto ai fornitori che hanno effettuato gli interventi nonché ad altri soggetti privati, con la facoltà per gli stessi di successiva cessione del credito, con esclusione delle banche e degli intermediari finanziari;
  • il credito può essere ceduto anche alle banche e agli intermediari finanziari da parte dei soli contribuenti che ricadono nella no tax area.

Facciamo dunque un salto indietro e ripercorriamo le tappe della vicenda. Per i contribuenti della no tax area, coloro cioè che avendo redditi troppo bassi non hanno margini di manovra per poter beneficiare delle detrazioni teoricamente spettanti (detrazioni che in questi casi eccedono la stessa imposta), l’opportunità di cedere l’Ecobonus era già in vigore per le spese del 2016.

Successivamente, dal 1° gennaio 2017 (parliamo quindi della penultima Finanziaria), sono intervenute le prime “migliorie” secondo le quali “le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo nonché per quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualità media ai sensi del decreto del Ministro dello sviluppo economico 26 giugno 2015, i condòmini possono optare per la cessione del credito corrispondente alla detrazione (pari, rispettivamente, al 70 o al 75 per cento delle spese sostenute) ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con facoltà di successiva cessione del credito”. Si parlava insomma di interventi sempre di portata condominiale, ma in tal caso la cessione era estesa anche a coloro che non rientravano nella no tax area.

Oltretutto, in via straordinaria, i soli soggetti no tax area avrebbero potuto cedere la detrazione “anche ad istituti di credito e ad intermediari finanziari” a patto che le condizioni di incapienza sussistessero “nell’anno precedente a quello di sostenimento delle spese”. Non solo, ma al tempo stesso è stato reso cedibile, sempre per lavori di portata condominiale e sempre effettuati tra il 2017 e il 2021, anche il cd Sismabonus legato agli interventi di messa in sicurezza antisismica su edifici ubicati in zone sismiche 1, 2 e 3. Interventi, questi ultimi, da cui dovrebbe derivare, come minimo, l’abbassamento di una classe di rischio. In tal caso la detrazione, ceduta o goduta, spetterebbe nella misura del 75% della spesa. Se invece l’abbassamento fosse di due classi di rischio, il bonus a questo punto verrebbe calcolato nella misura dell’85% della spesa.

Nei precedenti provvedimenti su Eco e Sismabonus che l’Agenzia delle Entrate ha fatto uscire a giugno 2017, si diceva con esattezza che “il credito d’imposta può essere ceduto dai condomini anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito, a condizione che siano teoricamente beneficiari della detrazione d’imposta prevista”. Ma nel concreto cosa occorre fare? Il condòmino che cede il credito deve in buona sostanza comunicare all’amministratore del condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, “l’avvenuta cessione e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo, oltre al proprio nome, cognome e codice fiscale” (in ogni caso su questi aspetti fiscali e procedurali è possibile avvalersi della consulenza di CAF ACLI che ha avviato proprio in questi giorni una partnership con Harley&Dikkinson). L’amministratore dal canto suo comunicherà la denominazione, il codice fiscale del cessionario, l’accettazione da parte di quest’ultimo del credito ceduto nonché l’ammontare dello stesso, spettante sulla base delle spese sostenute dal condominio entro il 31 dicembre dell’anno precedente, e consegnerà al condòmino stesso la certificazione delle spese a lui imputabili, sostenute nell’anno precedente.

Quindi, in conclusione, preso atto della novità della cessione del Bonus 65% allargata ai lavori di risparmio energetico effettuati su singole abitazioni, l’Agenzia ha rimarcato il fatto che “la possibilità di cedere la detrazione riguarda tutti i soggetti che sostengono le spese in questione, compresi coloro che, in concreto, non potrebbero fruire della corrispondente detrazione in quanto l’imposta lorda è assorbita dalle altre detrazioni o non è dovuta”. Per quel che riguarda invece i soggetti “cessionari” (cioè coloro ai quali può essere destinata la cessione), l’amministrazione elenca i seguenti: 1) i fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi agevolabili; 2) i soggetti privati (non solo persone fisiche, ma anche i soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata), e infine 3) banche e intermediari finanziari, questi ultimi però solo nell’ipotesi di cessione del credito da parte di un contribuente no tax area.

Se la dichiarazione è stata trasmessa sbagliata, c’è tempo e modo di recuperare. Sappiamo che dal 2 maggio è scattata la possibilità di metter mano, concretamente, alle dichiarazioni precompilate 2018 rese disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 16 aprile. E infatti sono già molti i contribuenti che, rivoltisi al CAF per l’elaborazione e l’invio dei modelli 730, si sono poi accorti di aver comunicato valori di spesa non corretti, oppure di essersi dimenticati di presentare la documentazione relativa a oneri per cui sarebbe spettata una detrazione o una deduzione.

Ma niente paura, perché in casi come questi scatta il piano B. L’intermediario fiscale, infatti, a partire dal 28 maggio e fino al 20 giugno, potrà chiedere anzitutto l’annullamento della dichiarazione trasmessa, e subito dopo potrà inviarne una nuova debitamente corretta. In pratica all’Agenzia risulterà l’invio di un solo modello (l’ultimo trasmesso) mentre del primo annullato non resterà alcuna traccia, come se non fosse mai esistito.

Passata poi la data del 20 giugno, sarà comunque possibile correggere la dichiarazione precedentemente inviata (a quel punto non più annullabile) presentando un modello 730 integrativo entro il 25 ottobre (ma solo nel caso in cui si tratti di una dichiarazione a favore del contribuente). L’alternativa sarà trasmettere un modello Redditi correttivo nei termini entro il 31 ottobre, oppure un Redditi integrativo a partire dal 1° novembre 2018.

Ma vediamo come procedere con le precompilate, che gli intermediari fiscali – CAF e commercialisti – hanno comunque la possibilità di scaricare dal sito dell’Agenzia, previa delega del contribuente. Confermare un modello precompilata significa rispedirlo così com’è al mittente, cioè all’Agenzia, senza apporre nessuna modifica. Qualora invece qualcosa non andasse, le soluzioni potrebbero essere due: o modificare i dati già precompilati, perché inesatti, oppure integrare eventuali dati mancanti, perché non inseriti dall’Agenzia. Ovviamente nulla vieta, ove necessario, la modifica e al tempo stesso l’integrazione, per aggiungere dati mancanti e sostituirne al tempo stesso altri non corretti.

Ora, se il cittadino decide di modificare e inviare la dichiarazione autonomamente, se ne assume tutta la responsabilità. Viceversa, nel momento in cui si interpella l’intermediario fiscale, l’intermediario stesso prenderà in esame tutta la documentazione, dopodiché apporrà il cosiddetto “visto di conformità”, sciogliendo così il cittadino da qualunque responsabilità. L’apposizione del “visto”, quindi, pur restando una questione tecnica di poco interesse per il contribuente, è in realtà l’architrave sul quale poggiano la maggior garanzia e la maggior tutela che si hanno nel caso in cui si decida di rivolgersi al CAF.

Col “visto”, in pratica, il CAF garantisce a nome del contribuente la bontà e la liceità di quanto dichiarato all’interno del modello. L’unica cosa, però, di cui gli intermediari non possono rispondere è l’eventuale comportamento doloso da parte del cittadino. Detto altrimenti, in caso di dichiarazione infedele, se l’errore fosse addebitabile alla sola negligenza del CAF, quest’ultimo si farebbe carico sia della maggiore imposta non versata che delle sanzioni più gli interessi (il cittadino quindi non pagherebbe nulla). Viceversa, se fosse provato il dolo, il contribuente sarebbe chiamato a rispondere in prima persona versando sia la maggiore imposta, che le sanzioni più gli interessi.

Anche quest’anno si amplia rispetto al passato il menu dei dati precompilati dall’Agenzia delle Entrate. Se ricorderete, l’anno di debutto del modello precompilato i contribuenti vi avevano trovato solo poche voci: i redditi dei terreni e dei fabbricati, quelli da lavoro dipendente e pensione, più gli interessi sui mutui e i contributi previdenziali-assistenziali. Dopodiché il ventaglio si è andato via via allargando, includendo ad esempio le spese d’istruzione, le spese funebri, le spese veterinarie, i premi di assicurazioni sulla vita e ovviamente tutto il ricco comparto delle spese mediche, ivi compresi (dallo scorso anno) i farmaci da banco, le spese per gli psicologi, le spese ottiche (occhiali, lenti a contatto ecc).

Inoltre, fra le altre somme che nel 2017 hanno fatto il loro ingresso nella dichiarazione precompilata, vi sono state anche quelle comunicate all’amministrazione finanziaria dagli amministratori di condominio relativamente agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici.

Dal 2018, invece, entrano come dati precompilati le spese per gli asili nido e tutte le donazioni ad Onlus, associazioni di promozione sociale, fondazioni e ulteriori associazioni. Al tempo stesso, però, resta da evidenziare l’assenza di tutta un’altra serie di informazioni come le spese di affitto generalmente intese oltre a quelle, specificatamente, sostenute dagli inquilini o dagli studenti fuori sede. Mancheranno inoltre anche le spese per le attività sportive dei ragazzi.

Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale 64/2018 i massimali di spesa detraibili in riferimento ai corsi di laurea e post-laurea frequentati nel 2017 nelle università “non statali”. Si tratta in sostanza delle stesse soglie già valide lo scorso anno in riferimento alle spese sostenute nel 2016 (dichiarazioni 2017). Come si ricorderà, secondo quanto disposto dalla riforma renziana della “buona scuola” (Legge 107/2015), la nuova detrazione del 19% sulle spese d’istruzione è stata incanalata su un doppio binario: da una parte ci sono infatti le spese per l’università (statali e non), dall’altra quelle per le scuole primarie e secondarie.

Una delle novità sostanziali va riscontrata nell’uniformità della detrazione che cancella, in riferimento alle sole scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e delle scuole secondarie di secondo grado, il vecchio discrimine fra istituti statali e parificati (privati). Difatti, secondo il vecchio regime agevolativo, la detrazione sui contributi pagati alle scuole parificate era ammessa entro il limite di quelli pagati alle scuole statali (principio, questo, che è rimasto in vigore per l’istruzione universitaria).

Oggi invece, a prescindere da quale sia il livello d’istruzione ricevuta (non importa se infantile, primaria o secondaria) e dall’istituto frequentato (non importa se privato o statale), il nuovo regolamento fiscale introduce comunque un tetto massimo di spesa detraibile uniforme per ciascun alunno (per le spese sostenute nel 2017 la soglia è pari a 717 euro annui) sul quale verrà appunto applicata la detrazione del 19%, con un risparmio sull’imposta lorda che nel migliore dei casi ammonterà a 136 euro (cioè il 19% di 717).

Venendo invece alle spese universitarie, il discrimine fra atenei statali e privati viene mantenuto. Anche qui, però, c’è un elemento che cambia rispetto al regime precedente: viene cioè a decadere il requisito dell’affinità tra lo specifico corso di laurea frequentato nell’ateneo privato e quello invece tenuto nell’ateneo statale più vicino.

Fino alle dichiarazioni 2015, infatti, la detrazione riconosciuta agli studenti iscritti nelle facoltà di atenei privati è stata applicata prendendo come riferimento le tasse versate nell’università pubblica più vicina che prevedesse, appunto, un analogo corso di studi. Quindi chi, frequentando un’università privata, avesse voluto detrarre le spese di studio, avrebbe dovuto informarsi sulle tasse effettivamente pagate nell’università statale più vicina ed affine.

L’assetto invece predisposto dalla riforma del Governo Renzi ha eliminato tale vincolo di affinità stabilendo a priori – per ciascuna facoltà non statale – un tetto massimo di spesa detraibile considerando comunque le tasse e i contributi mediamente versati negli atenei statali. Le spese, quindi, sostenute nelle università private, sono detraibili “in misura non superiore a quella stabilita annualmente per ciascuna facoltà universitaria con decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca tenendo conto degli importi medi delle tasse e dei contributi dovuti alle università statali”. Ne consegue allora che le spese sostenute per la frequenza di università statali sono comunque detraibili per l’intero importo corrisposto, nella misura del 19%.

Come anticipato, allora, nella GU 64/2018 il MIUR ha confermato in riferimento all’anno 2017 le stesse soglie di spesa detraibili già valide per il 2016 laddove si sia frequenta un’università “non statale”. Da precisare che tali soglie sono diversificate in relazione all’area disciplinare in cui si colloca il corso specifico (area Medica, Sanitaria, Umanistico-Sociale, Tecnico-scientifica) e alla zona geografica in cui ha sede l’Ateneo (Nord, Centro o Sud-Isole). Volendo quindi fare un esempio, per le facoltà Umanistico-sociali situate al Nord il massimale detraibile nella misura del 19% è pari a 2.800 euro, mentre scende a 2.300 euro per le facoltà del Centro, fino ad arrivare a 1.500 euro per quelle del Sud e delle isole.

Da Mercoledì 2 Maggio 2018 i modelli messi online dall’Agenzia dell’Entrate in data 16 Aprile possono essere modificati e trasmessi al Ministero.

Per accedere alla tua precompilata dovrai essere in possesso delle credenziali Fisconline, della CNS o avere lo Spid… tutte procedure complesse che rendono difficile anche solo l’accesso al tuo portale riservato.

Inoltre, una volta avuto l’accesso, dovrai verificare la correttezza delle informazioni e rettificare eventuali errori assumendoti tutta la responsabilità delle tue dichiarazioni

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Ogni anno fare il 730 provoca stress e insicurezza in molti contribuenti; se anche tu hai paura di sbagliare, QUEST’ANNO PUOI “PERCORRERE” UNA STRADA ALTERNATIVA.

Fai la dichiarazione dei redditi con il nuovo 730 ONLINE di CAF ACLI.

 

730 ONLINE by CAF ACLI: SICURO e GARANTITO.

Fare la dichiarazione dei redditi utilizzando il modello precompilato comporta prima di tutto l’assunzione del rischio nel caso in cui fossero commessi errori.

Invece la nuova piattaforma sviluppata da CAF ACLI ti permette di fare la dichiarazione dei redditi in modo SICURO e GARANTITO perché, pur trattandosi di una soluzione online, non sei MAI solo.

Registrandoti al nostro nuovo servizio infatti avrai:

  • CONSULENTE FISCALE DEDICATO: proprio come allo sportello un consulente prenderà in carico la tua pratica dall’inizio alla fine, completando per te il modello 730 e rispondendo ad ogni tuo dubbio;
  • ZERO RISCHI E RESPONSABILITA’: CAF ACLI non ti chiede di verificare i dati ma soltanto di inviare tutti i documenti, saranno gli esperti fiscali a compilare il 730 sciogliendoti così da qualunque responsabilità.

 

Una soluzione FACILE da utilizzare, anche se la tecnologia “non fa per te”.

La semplicità di registrazione e di utilizzo è un altro importante vantaggio di cui puoi usufruire quando scegli di fare il 730 online con CAF ACLI.

Per fare la dichiarazione dei redditi ti basterà fotografare i documenti utili che rientrano nell’elenco delle spese detraibili e caricarli nella tua Area Riservata.

In questo modo puoi creare il tuo archivio digitale: in pratica non corri più il rischio di perdere documenti importanti e puoi dire per sempre addio alle cartelline piene di fatture e scontrini che occupano il tavolo.

Per qualsiasi domanda o dubbio puoi utilizzare la chat interna e confrontarti direttamente con l’operatore fiscale che, immediatamente, risponderà alle tue richieste fornendoti il supporto adeguato.

 

Come fare il 730 ONLINE: te lo spiego in quattro semplici passaggi.

Fare il 730 online con il nuovo servizio di CAF ACLI è davvero semplice: sono sufficienti soltanto quattro passaggi da fare in pochi minuti.

# 1 REGISTRATI.

Per iniziare ad utilizzare la nuova piattaforma di CAF ACLI devi prima di tutto registrarti e per farlo hai bisogno: del tuo cellulare, della tua carta di credito e del tuo documento di identità.

Dopo aver inserito tutte le informazioni richieste, per completare la procedura di registrazione è necessario pagare € 1.

Una volta effettuata la tua registrazione al 730 online di CAF ACLI sarà valida per sempre!

 

# 2 APRI LA TUA PRATICA.

Per aprire la pratica ed iniziare a fare il 730 online è necessario avere a portata di mano uno smartphone, un tablet oppure un pc; ti verrà richiesto di selezionare l’anno fiscale di tuo interesse e di caricare la precedente dichiarazione oltre ai documenti relativi alle spese detraibili o deducibili.

 

# 3 CONSEGNA I TUOI DOCUMENTI.

Consegnare i documenti utili alla propria dichiarazione senza spostarsi da casa è l’aspetto rivoluzionario del nostro nuovo servizio.

Ti basterà fotografarli con il cellulare oppure caricare i file che hai sul tuo pc: per qualsiasi dubbio contatta, utilizzando la chat interna, il tuo esperto fiscale dedicato oppure consulta la lista dei DOCUMENTI UTILI che abbiamo realizzato per aiutarti.

 

# 4 CONFERMA E PAGA.

Dopo aver caricato tutti i documenti, il nostro esperto fiscale elaborerà la tua pratica e al termine della procedura ti verrà inviato il modello elaborato da visionare.

Soltanto una volta visionata e confermata la bozza ti verrà richiesto il pagamento del servizio al costo fisso di 38€.

 

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Entro il 3 Aprile 2018 ogni lavoratore dipendente riceverà copia della propria Certificazione Unica 2018:

  • dal datore di lavoro;
  • dai Sostituti d’imposta o Enti Eroganti e dagli Enti Pubblici o Privati che erogano trattamenti pensionistici.

 
La CU, che sostituisce il vecchio CUD, è documentazione necessaria per l’elaborazione del proprio modello 730.

I pensionati, invece, potranno scaricare la propria Certificazione Unica rivolgendosi a un intermediario abilitato oppure accedendo alla propria area riservata del sito INPS.
 

E tu, hai già ricevuto la tua CU 2018?

 
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Se invece sei già registrato, accedi alla tua Area Riservata, seleziona l’anno fiscale di tuo interesse ed inizia a caricare tutti i documenti di cui hai bisogno.

Per qualsiasi dubbio o difficoltà puoi utilizzare la chat e contattare l’esperto fiscale dedicato, che si occuperà di seguire la tua pratica dall’inizio alla fine.
 

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Da oggi sul servizio IL730.ONLINE by Caf Acli è possibile fare il Modello 730 relativo all’ Anno di Imposta 2017.

Se hai già raccolto tutti i documenti necessari alla compilazione del Modello 730 e sei già iscritto alla nostra piattaforma non devi fare altro che:

  • entrare nella tua Area Riservata;
  • selezionare il modello 730 2018;
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  • esprimere le tue scelte di destinazione;
  • inviare la pratica all’operatore di Caf Acli

La tua pratica sarà elaborata e, successivamente, verrà creata una Bozza che dovrai visionare ed approvare.

Dopo aver controllato ed approvato la tua pratica, puoi procedere al pagamento di €38 previsto per il Servizio.

Per qualsiasi dubbio o chiarimento puoi utilizzare la chat per contattare un operatore: il tuo consulente fiscale dedicato sarà pronto a fornirti il supporto di cui hai bisogno.

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Fresco di riconferma, l’Ecobonus 65% viaggerà spedito anche per tutto il 2018. L’ultima Legge di Bilancio ha infatti prorogato l’impianto della detrazione sui lavori finalizzati al risparmio energetico, che a differenza del bonus “parallelo” applicato al 50% sugli interventi edilizi o di manutenzione ordinaria/straordinaria, non viene circoscritta ai soli interventi relativi ad immobili residenziali (idem per il bonus arredi), ma estesa a tutti gli edifici esistenti, “di qualunque categoria catastale, anche se rurali, compresi quelli strumentali all’attività d’impresa o professionale”. Fondamentalmente la detrazione resta quella di sempre. Così come disposto per il 50%, anche il 65 resterà di fatto lo stesso, con identiche soglie di spesa e identiche percentuali di sconto sulle tabelle dei massimali.

Anche i beneficiari restano quelli, ovvero le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali), le associazioni tra professionisti e infine gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale. L’unico aspetto che è stato ritoccato è la misura dello sconto su determinati lavori, nello specifico la sostituzione degli infissi, le schermature solari, gli impianti di climatizzazione invernale dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A per i quali la detrazione viene abbassata dall’ordinario 65% al 50%, equiparandola di fatto a un bonus ristrutturazioni.

Quando si parla di “interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti”, ci si riferisce in pratica a diverse tipologie di spesa: quelle per la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento; le spese per il miglioramento termico dell’edificio; o per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale. Nello specifico, quindi, a seconda di quale sia la tipologia dell’intervento effettuato, il bonus fiscale si articola su diverse soglie di spesa massima (che abbiamo detto non cambieranno). Per “spesa massima”, precisiamo, va inteso il tetto di spesa su cui verrà applicata la detrazione, quindi l’importo da cui deriverà il risparmio vero e proprio sull’imposta. Abbiamo in primis i 153.846 euro per la riqualificazione energetica degli edifici; vi sono poi i 92.307 euro fissati per i lavori sull’involucro degli edifici o l’installazione di pannelli solari; ed infine i 46.153 euro per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Quanto alla “riqualificazione energetica degli edifici”, non vi è una lista specifica di opere o impianti che la caratterizzino più di altri, l’importante è che l’insieme dei lavori svolti consenta “il raggiungimento di un indice di prestazione energetica non superiore ai valori definiti dal decreto del Ministro dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008”. In comune col bonus 50% vi sono due regole fondamentali: la fattura intestata al soggetto beneficiario della detrazione e il bonifico di versamento riportante a) il codice fiscale dello stesso beneficiario, b) la causale normativa (“Detrazione del 65% ai sensi della Legge 296/2006”) e c) la partita Iva della ditta cui è destinata la somma.

Ma non basta. Oltre a certificare le spese, servirà infatti esibire tutta una serie di documenti tecnici che dimostrino l’efficientamento energetico dell’edificio, vale a dire: l’asseverazione, che consentirà di dimostrare che l’intervento è conforme ai requisiti tecnici richiesti; l’attestato di certificazione energetica contenente i dati relativi all’efficienza dell’edificio; ed infine la scheda informativa, contenente la sintesi dei lavori, da compilare direttamente sul sito dell’Enea non oltre novanta giorni dalla data di collaudo (cioè dall’ultimazione dei lavori). Quanto alla scheda dell’Enea, va precisato che l’omessa presentazione è comunque sanabile, ovvero non preclude la possibilità di applicare la detrazione, pur dietro la corresponsione della sanzione minima pari a 258 euro. Ciò è possibile attraverso la cosiddetta remissione in bonis, su cui si espresse a suo tempo l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 38/E del 2012.

Tuttavia, la condizione basilare affinché l’istituto della remissione possa trovare applicazione, è “che la violazione non sia stata già constatata o non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza”. A parte questo, è fondamentale che “il contribuente abbia i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento” (nel caso del 65%, ad esempio, bisogna che tutto il resto della documentazione risponda ai requisiti tecnici previsti) e che “effettui la comunicazione, ovvero esegua l’adempimento richiesto, entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”. In altre parole, non avendo inviato la comunicazione all’Enea entro la scadenza prevista, il contribuente potrà comunque inviarla “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”, laddove, puntualizzano le Entrate, per “termine di presentazione” si intende quello ordinario del 30 settembre (consegna del Modello Redditi ex Unico).

Si fa sempre più lunga la lista dei dati di spesa che i contribuenti ritroveranno nel loro Modello 730 predisposto dall’Agenzia delle Entrate. Da quest’anno, infatti, si aggregano al resto delle informazioni già precompilate nelle precedenti campagne fiscali anche i dati relativi alle spese sostenute per il pagamento delle rette per la frequenza degli asili nido e alle erogazioni liberali effettuate a favore delle Onlus, delle associazioni di promozione sociale e delle fondazioni e di ulteriori associazioni.

Il Ministero dell’Economia, con due decreti attuativi pubblicati a inizio febbraio sulla Gazzetta Ufficiale, ha stabilito tempi e modalità con cui i soggetti coinvolti dovranno inoltrare telematicamente all’Agenzia delle Entrate gli importi sostenuti dai contribuenti persone fisiche nel 2017, cosicché, a sua volta, la stessa amministrazione possa precaricarli sui modelli 730 entro il prossimo 16 aprile, data a partire dalla quale i modelli saranno resi disponibili online per le dovute verifiche, le eventuali modifiche o integrazioni, e i successivi invii, che – lo ricordiamo – potranno essere effettuati anche tramite il nostro servizio di elaborazione Il730Online.

Il primo di questi due decreti riguarda la trasmissione delle spese per le rette degli asili nido (sia pubblici sia privati). Si ricorderà che per gli asili è riconosciuta dall’ordinamento fiscale una detrazione Irpef del 19%, applicata però su di un importo non superiore a 632 euro annui per ciascun figlio: in altri termini la detrazione massima riconosciuta è di 120 euro a figlio. Entro il 28 febbraio, quindi, gli asili nido devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione contenente le informazioni relative alle spese sostenute dai genitori, nell’anno precedente, per ciascun figlio, ai fini del pagamento delle rette di frequenza e delle rette per i servizi formativi infantili. Obbligati alla trasmissione sono anche tutti quei soggetti, diversi dagli asili nido, che ricevono il versamento delle rette.

Il secondo decreto regola invece la trasmissione dei dati relativi alle erogazioni liberali effettuate dai contribuenti a favore di Onlus, associazioni di promozione sociale, fondazioni e ulteriori associazioni. Ai fini Irpef, queste erogazioni costituiscono, a seconda dei casi, oneri detraibili o deducibili. Si tratterà, per le spese relative al triennio 2017-2019, di un inserimento in via sperimentale e facoltativa. In altre parole i seguenti soggetti non saranno obbligati, ma potranno scegliere se inviare o meno all’amministrazione gli importi ricevuti in donazione:

  • Onlus;
  • associazioni di promozione sociale;
  • fondazioni e le associazioni che hanno come scopo statutario la tutela, la promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico;
  • fondazioni e le associazioni che hanno come scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica, individuate con apposito Dpcm.

Dato il carattere sperimentale dell’adempimento, viene esclusa l’applicazione delle sanzioni previste in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati; pur tuttavia le sanzioni si applicheranno se l’errore nella comunicazione dei dati avrà determinato un’indebita fruizione di oneri deducibili o detraibili. Se dunque si dovesse scegliere di procedere con l’inoltro dei dati, sempre entro il 28 febbraio dovrà essere trasmessa all’Agenzia delle Entrate per via telematica un’apposita comunicazione contenente:

  • i dati relativi alle erogazioni liberali in denaro costituenti oneri deducibili o detraibili effettuate nell’anno precedente dalle persone fisiche tramite banca o ufficio postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili (ad esempio, carte di debito, di credito e prepagate);
  • i dati relativi alle erogazioni liberali restituite nell’anno precedente, con l’indicazione del soggetto a favore del quale è stata eseguita la restituzione e dell’anno nel quale è stata ricevuta l’erogazione rimborsata.