Il 730 si avvia ad entrare nel suo periodo più caldo e delicato, quello dove contribuenti e operatori fiscali tirano le somme sui dichiarativi inerenti al 2017. È bene quindi fissare i passaggi-chiave che segneranno quest’ultimo mese di campagna fiscale.

Per prima cosa – forse non tutti ne sono al corrente – c’è la possibilità di modificare la dichiarazione eventualmente già elaborata dal CAF laddove, nel frattempo, ci si sia accorti di aver dimenticato qualcosa nella documentazione esibita all’operatore: magari una CU (se si sono svolti più lavori nel corso dell’anno d’imposta), oppure qualche fattura o scontrino di spese sostenute nel 2017 per cui spetterebbe una detrazione o una deduzione. In pratica basterà far presente al CAF la dimenticanza e chiedere l’integrazione del modello prima ancora che sia inviato all’Agenzia delle Entrate. A seguito quindi della modifica, non resterà traccia alcuna degli errori sul modello originario. Quindi niente paura!

Arriviamo così al 29 giugno, data entro la quale, laddove il 730 fosse stato presentato entro il 22 giugno, il contribuente riceverà dal CAF la copia definitiva del suo modello e del relativo prospetto di liquidazione (730-3), vale a dire il prospetto ultimativo della dichiarazione sul quale viene riportato il risultato contabile di credito o di debito.

Idem per il 7 luglio. Entro questa data, infatti, i contribuenti riceveranno la copia dei 730 e dei relativi prospetti di liquidazione relativi alle dichiarazioni presentate dal 23 al 30 giugno.

Dopodiché si andrà comunque avanti fino al 23 luglio, data ultima di scadenza per la presentazione al CAF del 730. Per “presentazione” intendiamo ovviamente la consegna dei documenti e delle fatture sulla base dei quali sarà poi il CAF a elaborare il modello. È chiaro che, essendo il 23 luglio anche la data ultima per la consegna telematica del 730 all’Agenzia delle Entrate, i contribuenti che dovessero spingersi fino a quel giorno, consegneranno al CAF i documenti, le fatture e gli scontrini, e il CAF il giorno stesso elaborerà il modello, lo spedirà all’amministrazione e consegnerà la copia della dichiarazione al contribuente.

Sempre entro il 23 luglio, lo stesso CAF consegnerà le copie dei modelli, e dei relativi prospetti di liquidazione, delle dichiarazioni presentate nel periodo dal 1° al 23 luglio.

Se la dichiarazione è stata trasmessa sbagliata, c’è tempo e modo di recuperare. Sappiamo che dal 2 maggio è scattata la possibilità di metter mano, concretamente, alle dichiarazioni precompilate 2018 rese disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 16 aprile. E infatti sono già molti i contribuenti che, rivoltisi al CAF per l’elaborazione e l’invio dei modelli 730, si sono poi accorti di aver comunicato valori di spesa non corretti, oppure di essersi dimenticati di presentare la documentazione relativa a oneri per cui sarebbe spettata una detrazione o una deduzione.

Ma niente paura, perché in casi come questi scatta il piano B. L’intermediario fiscale, infatti, a partire dal 28 maggio e fino al 20 giugno, potrà chiedere anzitutto l’annullamento della dichiarazione trasmessa, e subito dopo potrà inviarne una nuova debitamente corretta. In pratica all’Agenzia risulterà l’invio di un solo modello (l’ultimo trasmesso) mentre del primo annullato non resterà alcuna traccia, come se non fosse mai esistito.

Passata poi la data del 20 giugno, sarà comunque possibile correggere la dichiarazione precedentemente inviata (a quel punto non più annullabile) presentando un modello 730 integrativo entro il 25 ottobre (ma solo nel caso in cui si tratti di una dichiarazione a favore del contribuente). L’alternativa sarà trasmettere un modello Redditi correttivo nei termini entro il 31 ottobre, oppure un Redditi integrativo a partire dal 1° novembre 2018.

Ma vediamo come procedere con le precompilate, che gli intermediari fiscali – CAF e commercialisti – hanno comunque la possibilità di scaricare dal sito dell’Agenzia, previa delega del contribuente. Confermare un modello precompilata significa rispedirlo così com’è al mittente, cioè all’Agenzia, senza apporre nessuna modifica. Qualora invece qualcosa non andasse, le soluzioni potrebbero essere due: o modificare i dati già precompilati, perché inesatti, oppure integrare eventuali dati mancanti, perché non inseriti dall’Agenzia. Ovviamente nulla vieta, ove necessario, la modifica e al tempo stesso l’integrazione, per aggiungere dati mancanti e sostituirne al tempo stesso altri non corretti.

Ora, se il cittadino decide di modificare e inviare la dichiarazione autonomamente, se ne assume tutta la responsabilità. Viceversa, nel momento in cui si interpella l’intermediario fiscale, l’intermediario stesso prenderà in esame tutta la documentazione, dopodiché apporrà il cosiddetto “visto di conformità”, sciogliendo così il cittadino da qualunque responsabilità. L’apposizione del “visto”, quindi, pur restando una questione tecnica di poco interesse per il contribuente, è in realtà l’architrave sul quale poggiano la maggior garanzia e la maggior tutela che si hanno nel caso in cui si decida di rivolgersi al CAF.

Col “visto”, in pratica, il CAF garantisce a nome del contribuente la bontà e la liceità di quanto dichiarato all’interno del modello. L’unica cosa, però, di cui gli intermediari non possono rispondere è l’eventuale comportamento doloso da parte del cittadino. Detto altrimenti, in caso di dichiarazione infedele, se l’errore fosse addebitabile alla sola negligenza del CAF, quest’ultimo si farebbe carico sia della maggiore imposta non versata che delle sanzioni più gli interessi (il cittadino quindi non pagherebbe nulla). Viceversa, se fosse provato il dolo, il contribuente sarebbe chiamato a rispondere in prima persona versando sia la maggiore imposta, che le sanzioni più gli interessi.

Anche quest’anno si amplia rispetto al passato il menu dei dati precompilati dall’Agenzia delle Entrate. Se ricorderete, l’anno di debutto del modello precompilato i contribuenti vi avevano trovato solo poche voci: i redditi dei terreni e dei fabbricati, quelli da lavoro dipendente e pensione, più gli interessi sui mutui e i contributi previdenziali-assistenziali. Dopodiché il ventaglio si è andato via via allargando, includendo ad esempio le spese d’istruzione, le spese funebri, le spese veterinarie, i premi di assicurazioni sulla vita e ovviamente tutto il ricco comparto delle spese mediche, ivi compresi (dallo scorso anno) i farmaci da banco, le spese per gli psicologi, le spese ottiche (occhiali, lenti a contatto ecc).

Inoltre, fra le altre somme che nel 2017 hanno fatto il loro ingresso nella dichiarazione precompilata, vi sono state anche quelle comunicate all’amministrazione finanziaria dagli amministratori di condominio relativamente agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici.

Dal 2018, invece, entrano come dati precompilati le spese per gli asili nido e tutte le donazioni ad Onlus, associazioni di promozione sociale, fondazioni e ulteriori associazioni. Al tempo stesso, però, resta da evidenziare l’assenza di tutta un’altra serie di informazioni come le spese di affitto generalmente intese oltre a quelle, specificatamente, sostenute dagli inquilini o dagli studenti fuori sede. Mancheranno inoltre anche le spese per le attività sportive dei ragazzi.

Da Mercoledì 2 Maggio 2018 i modelli messi online dall’Agenzia dell’Entrate in data 16 Aprile possono essere modificati e trasmessi al Ministero.

Per accedere alla tua precompilata dovrai essere in possesso delle credenziali Fisconline, della CNS o avere lo Spid… tutte procedure complesse che rendono difficile anche solo l’accesso al tuo portale riservato.

Inoltre, una volta avuto l’accesso, dovrai verificare la correttezza delle informazioni e rettificare eventuali errori assumendoti tutta la responsabilità delle tue dichiarazioni

SEI SICURO CHE SIA LA STRADA PIU’ SEMPLICE??

Ogni anno fare il 730 provoca stress e insicurezza in molti contribuenti; se anche tu hai paura di sbagliare, QUEST’ANNO PUOI “PERCORRERE” UNA STRADA ALTERNATIVA.

Fai la dichiarazione dei redditi con il nuovo 730 ONLINE di CAF ACLI.

 

730 ONLINE by CAF ACLI: SICURO e GARANTITO.

Fare la dichiarazione dei redditi utilizzando il modello precompilato comporta prima di tutto l’assunzione del rischio nel caso in cui fossero commessi errori.

Invece la nuova piattaforma sviluppata da CAF ACLI ti permette di fare la dichiarazione dei redditi in modo SICURO e GARANTITO perché, pur trattandosi di una soluzione online, non sei MAI solo.

Registrandoti al nostro nuovo servizio infatti avrai:

  • CONSULENTE FISCALE DEDICATO: proprio come allo sportello un consulente prenderà in carico la tua pratica dall’inizio alla fine, completando per te il modello 730 e rispondendo ad ogni tuo dubbio;
  • ZERO RISCHI E RESPONSABILITA’: CAF ACLI non ti chiede di verificare i dati ma soltanto di inviare tutti i documenti, saranno gli esperti fiscali a compilare il 730 sciogliendoti così da qualunque responsabilità.

 

Una soluzione FACILE da utilizzare, anche se la tecnologia “non fa per te”.

La semplicità di registrazione e di utilizzo è un altro importante vantaggio di cui puoi usufruire quando scegli di fare il 730 online con CAF ACLI.

Per fare la dichiarazione dei redditi ti basterà fotografare i documenti utili che rientrano nell’elenco delle spese detraibili e caricarli nella tua Area Riservata.

In questo modo puoi creare il tuo archivio digitale: in pratica non corri più il rischio di perdere documenti importanti e puoi dire per sempre addio alle cartelline piene di fatture e scontrini che occupano il tavolo.

Per qualsiasi domanda o dubbio puoi utilizzare la chat interna e confrontarti direttamente con l’operatore fiscale che, immediatamente, risponderà alle tue richieste fornendoti il supporto adeguato.

 

Come fare il 730 ONLINE: te lo spiego in quattro semplici passaggi.

Fare il 730 online con il nuovo servizio di CAF ACLI è davvero semplice: sono sufficienti soltanto quattro passaggi da fare in pochi minuti.

# 1 REGISTRATI.

Per iniziare ad utilizzare la nuova piattaforma di CAF ACLI devi prima di tutto registrarti e per farlo hai bisogno: del tuo cellulare, della tua carta di credito e del tuo documento di identità.

Dopo aver inserito tutte le informazioni richieste, per completare la procedura di registrazione è necessario pagare € 1.

Una volta effettuata la tua registrazione al 730 online di CAF ACLI sarà valida per sempre!

 

# 2 APRI LA TUA PRATICA.

Per aprire la pratica ed iniziare a fare il 730 online è necessario avere a portata di mano uno smartphone, un tablet oppure un pc; ti verrà richiesto di selezionare l’anno fiscale di tuo interesse e di caricare la precedente dichiarazione oltre ai documenti relativi alle spese detraibili o deducibili.

 

# 3 CONSEGNA I TUOI DOCUMENTI.

Consegnare i documenti utili alla propria dichiarazione senza spostarsi da casa è l’aspetto rivoluzionario del nostro nuovo servizio.

Ti basterà fotografarli con il cellulare oppure caricare i file che hai sul tuo pc: per qualsiasi dubbio contatta, utilizzando la chat interna, il tuo esperto fiscale dedicato oppure consulta la lista dei DOCUMENTI UTILI che abbiamo realizzato per aiutarti.

 

# 4 CONFERMA E PAGA.

Dopo aver caricato tutti i documenti, il nostro esperto fiscale elaborerà la tua pratica e al termine della procedura ti verrà inviato il modello elaborato da visionare.

Soltanto una volta visionata e confermata la bozza ti verrà richiesto il pagamento del servizio al costo fisso di 38€.

 

QUEST’ANNO FAI LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI ONLINE

SENZA RISCHI CON CAF ACLI!

 

REGISTRATI ORA

 

Entro il 3 Aprile 2018 ogni lavoratore dipendente riceverà copia della propria Certificazione Unica 2018:

  • dal datore di lavoro;
  • dai Sostituti d’imposta o Enti Eroganti e dagli Enti Pubblici o Privati che erogano trattamenti pensionistici.

 
La CU, che sostituisce il vecchio CUD, è documentazione necessaria per l’elaborazione del proprio modello 730.

I pensionati, invece, potranno scaricare la propria Certificazione Unica rivolgendosi a un intermediario abilitato oppure accedendo alla propria area riservata del sito INPS.
 

E tu, hai già ricevuto la tua CU 2018?

 
Se hai già ricevuto la CU 2018 puoi fare la dichiarazione dei redditi.

Scegli il servizio IL730.ONLINE.

Registrati al nuovo servizio direttamente da casa, senza compilare nessun modulo e con la stessa Garanzia Caf Acli.
 

REGISTRATI SUBITO

 

Se invece sei già registrato, accedi alla tua Area Riservata, seleziona l’anno fiscale di tuo interesse ed inizia a caricare tutti i documenti di cui hai bisogno.

Per qualsiasi dubbio o difficoltà puoi utilizzare la chat e contattare l’esperto fiscale dedicato, che si occuperà di seguire la tua pratica dall’inizio alla fine.
 

ACCEDI

 
 

Oltre 2000 clienti hanno scelto di fare il 730 di CAF Acli Online: inizia ORA!

Hai già raccolto tutti i documenti necessari per fare il 730?

Da oggi sul servizio IL730.ONLINE by Caf Acli è possibile fare il Modello 730 relativo all’ Anno di Imposta 2017.

Se hai già raccolto tutti i documenti necessari alla compilazione del Modello 730 e sei già iscritto alla nostra piattaforma non devi fare altro che:

  • entrare nella tua Area Riservata;
  • selezionare il modello 730 2018;
  • caricare i tuoi documenti
  • esprimere le tue scelte di destinazione;
  • inviare la pratica all’operatore di Caf Acli

La tua pratica sarà elaborata e, successivamente, verrà creata una Bozza che dovrai visionare ed approvare.

Dopo aver controllato ed approvato la tua pratica, puoi procedere al pagamento di €38 previsto per il Servizio.

Per qualsiasi dubbio o chiarimento puoi utilizzare la chat per contattare un operatore: il tuo consulente fiscale dedicato sarà pronto a fornirti il supporto di cui hai bisogno.

Se invece non sei ancora registrato al servizio e vuoi utilizzarlo REGISTRATI ADESSO: l’iscrizione costa solo €1 e, una volta effettuata, sarà valida per sempre!

Con Caf Acli fare il 730 online è FACILE, SICURO e GARANTITO: puoi farlo comodamente da casa senza compilare nessun modulo!

Fresco di riconferma, l’Ecobonus 65% viaggerà spedito anche per tutto il 2018. L’ultima Legge di Bilancio ha infatti prorogato l’impianto della detrazione sui lavori finalizzati al risparmio energetico, che a differenza del bonus “parallelo” applicato al 50% sugli interventi edilizi o di manutenzione ordinaria/straordinaria, non viene circoscritta ai soli interventi relativi ad immobili residenziali (idem per il bonus arredi), ma estesa a tutti gli edifici esistenti, “di qualunque categoria catastale, anche se rurali, compresi quelli strumentali all’attività d’impresa o professionale”. Fondamentalmente la detrazione resta quella di sempre. Così come disposto per il 50%, anche il 65 resterà di fatto lo stesso, con identiche soglie di spesa e identiche percentuali di sconto sulle tabelle dei massimali.

Anche i beneficiari restano quelli, ovvero le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali), le associazioni tra professionisti e infine gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale. L’unico aspetto che è stato ritoccato è la misura dello sconto su determinati lavori, nello specifico la sostituzione degli infissi, le schermature solari, gli impianti di climatizzazione invernale dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A per i quali la detrazione viene abbassata dall’ordinario 65% al 50%, equiparandola di fatto a un bonus ristrutturazioni.

Quando si parla di “interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti”, ci si riferisce in pratica a diverse tipologie di spesa: quelle per la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento; le spese per il miglioramento termico dell’edificio; o per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale. Nello specifico, quindi, a seconda di quale sia la tipologia dell’intervento effettuato, il bonus fiscale si articola su diverse soglie di spesa massima (che abbiamo detto non cambieranno). Per “spesa massima”, precisiamo, va inteso il tetto di spesa su cui verrà applicata la detrazione, quindi l’importo da cui deriverà il risparmio vero e proprio sull’imposta. Abbiamo in primis i 153.846 euro per la riqualificazione energetica degli edifici; vi sono poi i 92.307 euro fissati per i lavori sull’involucro degli edifici o l’installazione di pannelli solari; ed infine i 46.153 euro per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Quanto alla “riqualificazione energetica degli edifici”, non vi è una lista specifica di opere o impianti che la caratterizzino più di altri, l’importante è che l’insieme dei lavori svolti consenta “il raggiungimento di un indice di prestazione energetica non superiore ai valori definiti dal decreto del Ministro dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008”. In comune col bonus 50% vi sono due regole fondamentali: la fattura intestata al soggetto beneficiario della detrazione e il bonifico di versamento riportante a) il codice fiscale dello stesso beneficiario, b) la causale normativa (“Detrazione del 65% ai sensi della Legge 296/2006”) e c) la partita Iva della ditta cui è destinata la somma.

Ma non basta. Oltre a certificare le spese, servirà infatti esibire tutta una serie di documenti tecnici che dimostrino l’efficientamento energetico dell’edificio, vale a dire: l’asseverazione, che consentirà di dimostrare che l’intervento è conforme ai requisiti tecnici richiesti; l’attestato di certificazione energetica contenente i dati relativi all’efficienza dell’edificio; ed infine la scheda informativa, contenente la sintesi dei lavori, da compilare direttamente sul sito dell’Enea non oltre novanta giorni dalla data di collaudo (cioè dall’ultimazione dei lavori). Quanto alla scheda dell’Enea, va precisato che l’omessa presentazione è comunque sanabile, ovvero non preclude la possibilità di applicare la detrazione, pur dietro la corresponsione della sanzione minima pari a 258 euro. Ciò è possibile attraverso la cosiddetta remissione in bonis, su cui si espresse a suo tempo l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 38/E del 2012.

Tuttavia, la condizione basilare affinché l’istituto della remissione possa trovare applicazione, è “che la violazione non sia stata già constatata o non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza”. A parte questo, è fondamentale che “il contribuente abbia i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento” (nel caso del 65%, ad esempio, bisogna che tutto il resto della documentazione risponda ai requisiti tecnici previsti) e che “effettui la comunicazione, ovvero esegua l’adempimento richiesto, entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”. In altre parole, non avendo inviato la comunicazione all’Enea entro la scadenza prevista, il contribuente potrà comunque inviarla “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”, laddove, puntualizzano le Entrate, per “termine di presentazione” si intende quello ordinario del 30 settembre (consegna del Modello Redditi ex Unico).

Si fa sempre più lunga la lista dei dati di spesa che i contribuenti ritroveranno nel loro Modello 730 predisposto dall’Agenzia delle Entrate. Da quest’anno, infatti, si aggregano al resto delle informazioni già precompilate nelle precedenti campagne fiscali anche i dati relativi alle spese sostenute per il pagamento delle rette per la frequenza degli asili nido e alle erogazioni liberali effettuate a favore delle Onlus, delle associazioni di promozione sociale e delle fondazioni e di ulteriori associazioni.

Il Ministero dell’Economia, con due decreti attuativi pubblicati a inizio febbraio sulla Gazzetta Ufficiale, ha stabilito tempi e modalità con cui i soggetti coinvolti dovranno inoltrare telematicamente all’Agenzia delle Entrate gli importi sostenuti dai contribuenti persone fisiche nel 2017, cosicché, a sua volta, la stessa amministrazione possa precaricarli sui modelli 730 entro il prossimo 16 aprile, data a partire dalla quale i modelli saranno resi disponibili online per le dovute verifiche, le eventuali modifiche o integrazioni, e i successivi invii, che – lo ricordiamo – potranno essere effettuati anche tramite il nostro servizio di elaborazione Il730Online.

Il primo di questi due decreti riguarda la trasmissione delle spese per le rette degli asili nido (sia pubblici sia privati). Si ricorderà che per gli asili è riconosciuta dall’ordinamento fiscale una detrazione Irpef del 19%, applicata però su di un importo non superiore a 632 euro annui per ciascun figlio: in altri termini la detrazione massima riconosciuta è di 120 euro a figlio. Entro il 28 febbraio, quindi, gli asili nido devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione contenente le informazioni relative alle spese sostenute dai genitori, nell’anno precedente, per ciascun figlio, ai fini del pagamento delle rette di frequenza e delle rette per i servizi formativi infantili. Obbligati alla trasmissione sono anche tutti quei soggetti, diversi dagli asili nido, che ricevono il versamento delle rette.

Il secondo decreto regola invece la trasmissione dei dati relativi alle erogazioni liberali effettuate dai contribuenti a favore di Onlus, associazioni di promozione sociale, fondazioni e ulteriori associazioni. Ai fini Irpef, queste erogazioni costituiscono, a seconda dei casi, oneri detraibili o deducibili. Si tratterà, per le spese relative al triennio 2017-2019, di un inserimento in via sperimentale e facoltativa. In altre parole i seguenti soggetti non saranno obbligati, ma potranno scegliere se inviare o meno all’amministrazione gli importi ricevuti in donazione:

  • Onlus;
  • associazioni di promozione sociale;
  • fondazioni e le associazioni che hanno come scopo statutario la tutela, la promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico;
  • fondazioni e le associazioni che hanno come scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica, individuate con apposito Dpcm.

Dato il carattere sperimentale dell’adempimento, viene esclusa l’applicazione delle sanzioni previste in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati; pur tuttavia le sanzioni si applicheranno se l’errore nella comunicazione dei dati avrà determinato un’indebita fruizione di oneri deducibili o detraibili. Se dunque si dovesse scegliere di procedere con l’inoltro dei dati, sempre entro il 28 febbraio dovrà essere trasmessa all’Agenzia delle Entrate per via telematica un’apposita comunicazione contenente:

  • i dati relativi alle erogazioni liberali in denaro costituenti oneri deducibili o detraibili effettuate nell’anno precedente dalle persone fisiche tramite banca o ufficio postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili (ad esempio, carte di debito, di credito e prepagate);
  • i dati relativi alle erogazioni liberali restituite nell’anno precedente, con l’indicazione del soggetto a favore del quale è stata eseguita la restituzione e dell’anno nel quale è stata ricevuta l’erogazione rimborsata.

Il bonus ristrutturazioni resterà in pianta stabile anche nel 2018. La manovra finanziaria approvata a dicembre lo ha infatti prorogato per altri 12 mesi, mantenendolo sulla percentuale del 50%, introdotta dal giugno 2012 (originariamente era nato con uno sconto del 36%). Il numero dei contribuenti che ne fanno richiesta nel 730 va salendo di anno in anno, confermando così quel trend di popolarità e gradimento che lo lega a doppio filo con l’aura della sua “intoccabilità” politica. Le casistiche per cui applicarlo sono davvero molte: dai bagni rifatti all’impiantistica rinnovata, dall’abbattimento di porte e pareti alla sostituzione degli infissi, dai tetti che perdono all’installazione di allarmi.

Fondamentalmente il bonus, a differenza del più complesso 65% (applicato agli interventi di risparmio energetico), viaggia su un meccanismo abbastanza semplice e lineare, che non richiede grosse trafile, né documentali né burocratiche, salvo la necessità di dover chiedere, quando servono, le abilitazioni o le certificazioni tecniche sulla natura dei lavori, ma in questo senso ci addentriamo già nel campo delle “variabili”, visto che i lavori sono molteplici e non tutti hanno bisogno di essere comunicati o “approvati”; di conseguenza, su questo singolo aspetto è bene informarsi presso qualche professionista di fiducia oppure agli uffici preposti del Comune.

Passiamo alle istruzioni per l’uso. Dal punto di vista applicativo, la prima cosa da ricordare è la soglia di spesa soggetta a detrazione, vale a dire 96.000 euro per singola abitazione (col 36% era fissata a 48.000). Questo significa che laddove fossero eseguiti più interventi nello stesso anno, o ci fosse magari un solo intervento non ultimato nell’arco dei 12 mesi, la soglia detraibile rimarrebbe comunque a 96.000 euro; se invece sulla stessa abitazione fossero eseguiti due interventi autonomi in due annualità differenti, la soglia massima sarebbe applicata ripetutamente di anno in anno, cioè in pratica 96.000 euro per il primo e 96.000 per il secondo. Fra l’altro, l’elenco delle spese detraibili non si ferma all’acquisto dei beni e alla manodopera, ma comprende anche altre voci quali ad esempio gli oneri di urbanizzazione o i compensi professionali corrisposti a chi svolge, dirige o progetta i lavori.

Ipotizzando allora di aver effettuato, nel complesso, una spesa pari a 50.000 euro, il bonus di cui si andrà a godere sarà di 25.000 euro (cioè il 50% della spesa), dilazionato comunque in 10 rate annuali di pari importo. Tirando le somme, ogni anno, fino al decimo, l’Irpef verrà decurtata di 2.500 euro. Sul piano invece della documentazione, fatture e bonifici costituiscono le prove “regine” per attestare non solo la spesa sostenuta, ma anche i soggetti destinatari del beneficio fiscale.

È dunque fondamentale che sulla fattura siano riportati i nominativi delle persone cui si andrà ad applicare la detrazione (possessori di immobili, familiari conviventi, inquilini, comodatari, usufruttuari, ecc.), e la stessa cosa andrà fatta col bonifico, sul quale bisognerà indicare il loro codice fiscale, oltre alla causale normativa (“Detrazione del 50% ai sensi dell’art. 16/bis del DPR del 22 Dicembre 1986 n. 917 e successive modifiche”) e alla partita Iva della ditta destinataria del pagamento. Ultima cosa fondamentale: conservare i documenti per tutto il decennio della detrazione.

Il 15 Gennaio 2018 sono state pubblicate sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate i Modelli della Dichiarazione 730/2018.

I modelli e le relative istruzioni fanno parte del provvedimento nr. 10793 del 15 gennaio 2018 , di cui elenchiamo le principali novità:

  • Nuovo termine di invio del Modello 730/2018 portato al 23 Luglio 2018 per tutti i contribuenti, compresi coloro che si sono affidati ad un CAF o a professionisti abilitati.
  • Novità sulle locazioni in cedolare secca e le locazioni brevi:
    • i contratti di locazione stipulati in Italia da persone fisiche per immobili ad uso abitativo la cui durata non superi i 30 giorni al di fuori dell’esercizio di attività di impresa rientrano tra i redditi fondiari per il proprietario dell’immobile o per il titolare del diritto reale e devono essere inseriti nel quadro B del Modello 730. Nel caso in cui questi contratti siano stati stipulati dal 1 Giugno 2017 e si siano conclusi con l’intervento di soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare (anche attraverso portali on line) devono essere assoggettati ad una ritenuta del 21% se tali soggetti intervengono nel pagamento o incassano i canoni o i corrispettivi derivanti da questi contratti di locazione di breve periodo. La ritenuta è effettuata nel momento in cui l’intermediario riversa le somme al locatore ed è applicata sull’importo del canone o sul corrispettivo lordo indicato nel contratto.
    • Contenuto del rigo F8 del Modello 730 Aggiornato, per potere indicare l’importo delle ritenute riportate nel quadro delle certificazione dei redditi.
    • Dal 1 Giugno 2017 per i contratti di locazione fino a 30 giorni  i comodatari e gli affittuari  possono assoggettare a cedolare secca i relativi redditi, mentre per il sublocatore o il comodatario, questo reddito costituisce reddito diverso e va indicato nel quadro D, al rigo D4, con il nuovo codice “10”;
  • Welfare Aziendale: Il limite dei premi di risultato e di welfare aziendale  assoggettabile a tassazione agevolata è stato portato da 2000 a 3000 Euro, ma se l’azienda coinvolge partiteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro e se i contratti di lavoro o territoriali  e sono stati stipulati fino al 24 aprile 2017 il limite è innalzato a 4000 euro.
  • Novità in materia di detrazioni nel Modello 730/2018:
    • Sisma Bonus aumentato nel 730/2018: Sono aumentate le percentuali di detrazione per le spese relative a interventi antisismici su parti in comune di edifici condominiali e per la riduzione della classe di rischio sismico.
    • per alcune spese relative ad interventi di riqualificazioni energetica di parti condominiali comuni le percentuali di detrazioni per l’eco bonus sono state ampliate.
    • Detrazioni per Spese di Istruzione: il limite per le spese d’istruzione per la frequenza di scuole dell’infanzia (asilo) , del primo ciclo di istruzione (elementari e medie) e della scuola secondaria di secondo grado del sistema nazionale d’istruzione è aumentato da 564 a 717 euro, su cui sfruttare la detrazione del 19% nel 730/2018.
    • Requisito di distanza per le detrazioni per locazioni di studenti universitari: limitatamente per gli Anni di Imposta 2017 e 2018 per usufruire della detrazione del 19% il requisito di distanza si intende rispettato anche se l’Università è situata all’interno della stessa provincia ed è ridotto a 50 chilometri per gli studenti residenti in zone montane o disagiate;
    • Spese Sanitarie: nel nuovo Modello 730/2018 sono detraibili le spese sostenute per l’acquisto di alimenti a fini medici speciali, che trovate elencati nella sezione A1 del Registro nazionale di cui all’articolo 7 del Decreto del ministro della sanità 8 giugno 2001, pubblicato in G.U. n. 154 del 5 luglio 2001, ad esclusione di quelli destinati ai lattanti.
  • Art-Bonus: a partire dal 27 Dicembre 2017 è possibile godere di un credito d’imposta dell’ Art-Bonus anche per le offerte volontarie (erogazioni liberali) nei confronti delle istituzioni concertistico – orchestrali, di teatri nazionali, di teatri di rilevante interesse culturale, di festival, di imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, e dei circuiti di distribuzione.
  • nel nuovo Modello 730/2018 sono esenti le borse di studio erogate dalla “Fondazione Articolo 34”, sia le borse di studio nazionali che quelle per la mobilità.
  • Nuovo soggetto tra le scelte di destinazione del Cinque per Mille:  nel nuovo Modello 730/2018 è possibile destinare la quota del Cinque per Mille della propria imposta sul reddito a sostegno degli Enti Gestori delle Aree Protette.
  • nel modello nuovo Modello 730/2018 è stata inserita la casella “Fusione comuni” nella addizionale comunale all’Irpef: nel rigo “domicilio fiscale al 1° Gennaio 2017” presente nel frontespizio del modello.
  • il contributo di solidarietà scompare da quest’anno perchè non trova più applicazione il regime fiscale denominato “Contributo di Solidarietà” .