Secondo quanto stabilito dall’Agenzia delle Entrate nella risposta numero 103/2020:

“Un lavoratore che nel 2019 ha guadagnato dal suo precedente titolare una somma superiore al 50% degli incassi totali, dal 1 Gennaio 2020 non potrà accedere al Regime Forfettario di cui aveva usufruito in precedenza ma dovrà attendere i due anni richiesti dalla normativa di riferimento. Lo stesso potrà nuovamente usufruire del presente regime fiscale agevolato a partire dal 1 Gennaio 2021.”

La domanda del contribuente

Il contribuente, dopo aver svolto un lavoro a tempo determinato come dipendente durante gli anni 2017 e 2018, nel 2018 aveva iniziato un’attività in proprio aderendo al regime forfettario.

Più del 50% dei compensi ottenuti nel corso del 2019 erano stati fatturati proprio alla precedente ditta per la quale l’anno prima lavorava come dipendente.

Lo stesso chiede all’Agenzia delle Entrate se al termine dell’esercizio 2020 in regime di tassazione ordinaria potrà nuovamente accedere a partire dal 1 Gennaio 2021 al regime forfettario a patto che siano soddisfatte tutte le condizioni di accesso richieste.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate

La risposta dell’Agenzia delle Entrate inizia con un rimando iniziale all’articolo 1 commi da 54 a 89 della legge 190/2014 che definisce il regime forfettario come una tassazione agevolata rivolta ai contribuenti esercenti attività di impresa, professioni o arti e che sono in possesso di determinati requisiti.

In seguito, l’Agenzia fa riferimento alla nuova legge d bilancio 2020 (Legge 160/2019), nello specifico alle integrazioni che vengono fatte ai requisiti di applicazione e alle relative cause di esclusione da regime di tassazione agevolata dei forfettari.

Non rientrano nel regime forfettario le persone fisiche che esercitano la loro attività principalmente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso o hanno avuto rapporti di lavoro in precedenza durante i due precedenti periodi di imposta.

Stiamo dunque parlando di tutti quei soggetti che sono direttamente o indirettamente riconducibili a questi datori di lavoro: sono esclusi tutti quei soggetti che iniziano una nuova attività al termine di un periodo di pratica obbligatoria necessario per l’esercizio di arti e professioni.

Con la circolare numero 9 del 2019 viene sottolineato come il Legislatore ha dato maggiore importanza al requisito di prevalenza del lavoro esercitato nei confronti del precedente datore di lavoro.
Nella fattispecie in esame l’Agenzia delle Entrate afferma che al termine dei periodi di esercizio 2019 e 2020 il contratto di lavoro con il precedente titolare può considerarsi concluso e dunque non sussiste la causa ostativa prevista dalla norma.

Lo stesso contribuente potrà rientrate nel regime forfettario a partire dall’anno d’imposta 2021 a patto che tutti i requisiti previsti siano soddisfatti.

La Legge di Stabilità 2020, nel rinnovare il conveniente assetto fiscale del regime forfettario riservato alle partite Iva in possesso di certi requisiti, ha finito in realtà col riportarlo al passato, rispolverando dalla soffitta due vecchie condizioni che nell’anno d’imposta 2019 erano state tolte di mezzo.

Ricordiamo anzitutto che il regime permette – nei primi 5 anni – un’imponibilità fissata al 5% sul reddito dell’attività. Reddito dell’attività, però, che non va inteso per intero, ma secondo quote percentuali che variano in base alla macro-categoria nella quale l’attività si colloca (tecnicamente si chiamano coefficienti di redditività). Passati poi i primi 5 anni, l’aliquota agevolata, stanti i requisiti di partenza, si alzerebbe dal 5 al 15 per cento (ovviamente le sedi CAF ACLI svolgono consulenza sulla possibilità o meno di aderire al regime di favore).

Vediamo allora quali sono le condizioni di accesso che riemergono dal passato

  • è stata aggiunta rispetto al 2019 la condizione di accesso al regime rappresentata dal limite di 20mila euro lordi di spese sostenute – nell’anno precedente – per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati e quelle per prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari; requisito che in realtà, anche se con tetto decisamente più basso (5mila euro lordi), era già stato in vigore negli anni passati, prima di essere appunto soppresso dalla Legge di Bilancio dello scorso anno;
  • è stata anche ripristinata la causa di esclusione – anch’essa cancellata dalla scorsa manovra finanziaria – per i contribuenti che nell’anno precedente a quello in cui intendano godere del regime di favore abbiano percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30mila euro, paletto però che decadrebbe se in quello stesso anno il rapporto di lavoro è cessato e sempre che non sia stato percepito un reddito di pensione, che essendo una tipologia di reddito assimilata al lavoro dipendente rientrerebbe comunque nel conteggio ai fini del raggiungimento del suddetto limite di 30mila euro.

Quindi, in sintesi, per essere ammessi a partire dal 2020 al “nuovo” (si fa per dire) regime forfetario, è necessario che nell’anno d’imposta precedente:

  • l’attività intrapresa per cui si gode del regime non abbia totalizzato ricavi o compensi superiori a 65mila euro;
  • l’ammontare complessivo delle spese per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti, collaboratori, utili agli associati in partecipazione, prestazioni di lavoro dell’imprenditore o dei suoi familiari, non sia stata superiore a 20mila euro lordi.

Viceversa, sul versante delle condizioni di esclusione, è previsto che non potranno avvalersi del regime forfettario:

  • coloro che già godono di preesistenti regimi speciali ai fini dell’Iva o di altri regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • i non residenti in Italia, tranne quelli che, residenti in un altro Stato Ue o aderente allo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni, producono nel nostro Paese almeno il 75% del proprio reddito complessivo (“non residenti Schumacker”);
  • coloro che effettuano, in via esclusiva o prevalente, cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;
  • coloro che partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari oppure detiene il controllo, diretto o indiretto, di Srl o di associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dall’esercente attività d’impresa, arti o professioni;
  • coloro che esercitano l’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro (o di soggetti a essi direttamente o indirettamente riconducibili) con cui sono in essere rapporti di lavoro o lo erano nei due precedenti periodi d’imposta, fatta eccezione per coloro che iniziano un’attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 30mila euro, a meno che il rapporto di lavoro non sia cessato.