Gli oneri o le spese sostenuti per i figli a carico possono essere detratti/dedotti da entrambi genitori, o anche da un solo genitore, indipendentemente da quanto è stato dichiarato nel quadro dei familiari a carico. Diverso è per le spese sostenute per gli “altri familiari” fiscalmente a carico. Come spiegano le istruzioni del 730, “alcuni oneri e spese (ad esempio le spese sanitarie, i premi di assicurazione, le spese per la frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, i contributi previdenziali e assistenziali) danno diritto alla detrazione o alla deduzione anche se sono stati sostenuti nell’interesse delle persone fiscalmente a carico. In questo caso, la detrazione o deduzione spetta anche se non si fruisce delle detrazioni per carichi di famiglia, che invece sono attribuite interamente ad un altro soggetto”.

Tale principio è appunto applicabile nel (solo) caso dei figli, nonostante le istruzioni dell’Agenzia parlino più genericamente di “persone fiscalmente a carico”. Difatti, per quanto riguarda i figli, nel prospetto dei “Familiari a carico”, oltre a indicare il codice fiscale e il numero dei mesi, è possibile indicare una percentuale di detrazione pari allo “zero per cento”. Nel concreto il genitore A potrebbe, pur non godendo di fatto delle detrazioni per il figlio a carico (spettanti al 100% al genitore B), inserire lo “0%” come quota spettante di detrazione. Ciò basterebbe a certificare la condizione del figlio come familiare a carico, e darebbe al tempo stesso la possibilità al genitore A di detrarre/dedurre determinate spese o oneri per lui sostenuti.

Volendo semplificare ulteriormente: se il padre ha il figlio a carico al 100%, la madre, indicando a carico lo stesso figlio con la percentuale dello 0%, potrebbe comunque andare a detrarre le spese per lui sostenute. Di norma, ai fini della detrazione, il documento che certifica la spesa dovrebbe essere intestato al genitore che l’ha effettuata. Laddove, viceversa, il documento fosse intestato al figlio fiscalmente a carico, le spese:

  • andrebbero suddivise tra i due genitori nella misura in cui sono state effettivamente sostenute,
  • oppure, qualora i genitori scegliessero di ripartire le spese in misura diversa dal 50 per cento, dovrebbero annotare la percentuale di ripartizione nel documento comprovante la spesa.

Il discorso cambia invece per gli altri familiari a carico, per i quali non c’è la possibilità di indicare la percentuale dello 0%. Difatti, se il beneficio spetta per intero, va indicata la percentuale del 100%, altrimenti, unica alternativa, va ripartita in misura uguale – 50 e 50 – tra i soggetti che ne hanno diritto. Facciamo un esempio: marito e moglie che convivono con la madre della moglie. In tal caso potrebbero spartirsi in parti uguali la detrazione sui carichi familiari (vale a dire 50% alla moglie in riferimento alla madre e il restante 50% al marito in riferimento alla suocera), oppure la detrazione spetterebbe al 100% al marito (suocera interamente a carico) o alla moglie (madre interamente a carico).

In quest’ultimo caso, quindi, l’altro coniuge non potrebbe inserire lo 0% come quota spettante di carico familiare. Di conseguenza, nel caso la suocera fosse al 100% a carico del marito, solo il marito potrebbe detrarsi le altre eventuali spese per lei sostenute (idem per la moglie se la madre fosse al 100% a suo carico). Viceversa, se la suocera/madre fosse a carico di entrambi i coniugi al 50%, tutti e due avrebbero la possibilità di portarsi in detrazione le spese per lei sostenute e regolarmente certificate.